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Facciamo nomi e cognomi!

 di Barbara Pantanella

 

Ariana Delawari

Ariana è un'ottima musicista di origine afghana, e il dato anagrafico non è trascurabile perché il suo album Lion of Panijshir, registrato proprio a Kabul, ospita anche musicisti della sua tormentata terra. La Delawari è stata scoperta dal regista David Lynch, che ultimamente ama avventurarsi anche nel campo della musica e che, affascinato dal suo talento, ha deciso di metterla sotto contratto per la sua nuova etichetta. La sua identità è sospesa, come la sua musica, tra la cultura americana e quella mediorientale e la malinconia del blues si affianca ai suoni e agli strumenti tipici del suo paese. Ecco perché, sostiene Ariana, il tema dell'album è il desiderio di essere a casa, che siano le spiagge di San Francisco o il filo spinato che ancora circonda la sua casa di Kabul.

 

 

Anne Rice

Chi si ricorda ancora di Anne Rice? Prima ancora dei vampiri teenager di Stephenie Meyer e delle sue infinite imitazioni, di quelli alimentati a sangue artificiale della serie True Blood o dei buoni e cattivi di The Vampire Diaries, era lei l'eroina del genere, la scrittrice che aveva trasformato i vampiri in personaggi così sexy e attraenti per il cinema e la televisione. Dai suoi libri sono stati tratti Intervista col vampiro e La regina dei dannati, ad esempio. Oggi, invece, che i vampiri sono tornati così di moda, lei si rifiuta di continuare a sfruttare il filone (anche perché gli ha già dedicato 29 libri), e nel suo nuovo libro Angel time, pubblicato all'età di 68 anni, parla di angeli. Il che vuol dire che probabilmente saranno loro la prossima ossessione.

 

 

Kathryn Bigelow

Anche se non sarà la prima donna della storia a vincere un premio Oscar per la migliore regia, Kathryn Bigelow resterà comunque un'icona nella storia del cinema. Quest'anno ha già raggiunto un primato notevole, riuscendo a racimolare tante candidature quante ne ha ricevute il suo ex marito James Cameron con il film da record Avatar. Il suo film The hurt locker è molto meno tecnologico e strabiliante, non avrà realizzato record di incassi ma è riuscito ad analizzare la guerra in Iraq in modo duro e onesto, con uno sguardo originale, come se fosse una droga per gli uomini che la combattono. La Bigelow è nota come la regista donna che meglio riesce a raccontare il cuore degli uomini e forse per lei questo vale più di qualsiasi Oscar.