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Facciamo nomi e cognomi!
di Barbara Pantanella
Sxrillex
Dance music orgogliosamente e sfacciatamente mainstream: è quella di Skrillex, al secolo Sonny John Moore, nominato per cinque Grammy Awards – sia come artista che come produttore, superando le onnipresenti GaGa e Katy Perry – adorato da tutti i nomi che contano, a partire da Kanye West e odiato dai più, che non sopportano un ragazzino iperattivo e stakanovista con il look da emo, riciclatosi come salvatore e paladino del dubstep. Skrillex non è un innovatore e nemmeno particolarmente sottile, ma pare che la sua musica sia riuscita nel difficile compito di rendere la dance appetibile perfino ai maschi americani, che l'hanno sempre disprezzata. È nato il “brostep”, la dance che piace ai “macho”, e Skrillex ne è uno degli eroi. Con buona pace dei detrattori.
Azealia Banks
Da Harlem a star di YouTube, con il suo ipnotico video di 212, Azealia Banks è la promessa del rap al femminile, tanto “hyped” da essere stata celebrata dalla rivista musicale NME come tra i personaggi più cool dell'anno. Ventenne poliedrica con studi artistici alle spalle, ha la lingua ben affilata e le idee chiarissime. "Tra cinque anni sarò una venticinquenne. Ho bisogno di fare soldi. Ecco perché non ho paura della popolarità. Ciò non significa che sono pronta a tutto pur di catturare l'attenzione, come indossare una parrucca enorme o affidarmi alla chirugia plastica. È un discorso più artistico che personale. Il suo album di debutto sarà pronto solo nei prossimi mesi, ma solo i suoi singoli sono riusciti a rilanciare il fenomeno delle donne rapper e a renderla una degna competitrice della regina del genere, Nicki Minaj.
Dominic Cumberbatch
Ha acquisito la notorietà presso il grande pubblico interpretando lo Sherlock Holmes moderno e ultra tecnologico nella serie televisiva della BBC. Dominic Cumberbatch, 35 anni e una lunga carriera teatrale alle spalle, è la star inglese più richiesta del momento (lo vedremo questo mese al cinema in La Talpa di Tom Hardy e presto in War Horse di Steven Spielberg e The Hobbit di Peter Jackson, solo per citarne alcuni), nominato attore del 2011 dal GQ britannico. Eppure ha qualcosina di cui lamentarsi: non ne può di essere ingaggiato solo per ruoli da intellettuale psicopatico e asessuato. Colpa della sua educazione, in una prestigiosa università inglese, e delle sue origini altoborghesi. A noi sembra che fin'ora gli sia andata piuttosto bene!
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