Quattro mete inusuali da visitare, esplorare o... sognare a occhi aperti
di Manuela Righetti
Stessa spiaggia stesso mare? L'interrogativo che quasi ogni essere umano si pone appena la bella stagione fa capolino è ormai un tormentone. Che sia per scelta o per necessità, per esiguo numero di giorni di vacanza o per ristrettezze economiche, la valigia si prepara ma la destinazione – tranne per pochi fortunati – è più o meno sempre inclusa in un razionale e ben meditato ventaglio di possibilità. Le folli esplorazioni, i paradisi tropicali vengono costantemente rimandati a data da destinarsi. Il mondo, ne sono tutti coscienti, sarebbe un bel posto da esplorare, soprattutto nei suoi angoli più remoti, ma la realtà spesso finisce per prendere il sopravvento e molte volte si finisce per piantare il proprio fedele ombrellone su una familiare distesa di sabbia e godersi il sole senza troppi rimpianti. O per prendere un bel volo low-cost e regalarsi il brivido di un'avventura oltreconfine. Chi si accontenta gode dice infatti un saggio detto, sostenuto anche dall'imperante trend del downsizing. Nulla, tuttavia, vieta di sognare, di progettare ipotetiche fughe e realizzazioni di sogni proibiti. Basta chiudere gli occhi e seguirci in un privatissimo “magical mistery tour” che sazierà l'anima, non toccherà il portafogli e – perché no – amplierà le vedute. Pronti a partire?
1. San Juan Islands, Washington, USA
Lo stato di Whashington, negli Usa, lo sanno anche le pietre, è quello in cui piove di più, il sole è timido e i boschi regnano selvaggi. Ma è anche quello che, insieme alle coste canadesi accoglie e protegge meraviglie paesaggistiche in forma di isola. Come le Isole di San Juan, piccolo arcipelago nello stretto di Haro a sud-est dell'isola di Vancouver, “conquistato” definitivamente dagli americani nel 1994 dopo una lunga e intensa querelle con gli inglesi e poi con i canadesi. Il New York Times le ha incluse nella classifica delle mete imperdibili del 2011 e una ragione c'è. Ben più di una: foreste verdissime (come il San Juan Island National Historic Park), acqua trasparente e fresca, aria pulita e silenzio, interrotto solo dal canto degli uccellini e dall'arrivo dei tipici ferry boat dall'entroterra. Uno scenario da fiaba, quasi irreale, in cui il tempo si ferma ed è possibile rigenerarsi. O godersi le innumerevoli attività dall'osservazione di balene, kaya, trekking, giri in barca, bici. Tutto è incontaminato, preservato nel suo immutato splendore grazie al lavoro di comitati attivisti che vigilano sull'edilizia e su ogni opera da realizzare. I piccoli villaggi che occupano le isole maggiori come Decatur Island, Lopez Island e Orcas Island, sono disseminati di ottimi Farmer's Market, in cui l'organico e il biologico regnano sovrani ma anche i piccoli ristoranti locali vivono una stagione di gloria. Per godere di tutto questo splendore occorrono solo degli abiti comodi, scarpe da ginnastica e una macchina fotografica. E, sì, portate anche un impermeabile.
2. Gabon, Africa centro-occidentale
Non tutte le tristi e note premesse farebbero pensare al “piccolo” stato africano affacciato sul golfo di Guinea come meta di un viaggio. La sovrappopolazione, la povertà – nonostante fiorenti esportazioni di legname e risorse minerarie e petrolifere – la corruzione politica e i problemi di tutti gli stati con un passato coloniale, tendono ad affossare il turismo. Eppure, l'attenta politica di sfruttamento sostenibile delle imponenti e vaste foreste, attraverso la creazione di 13 parchi nazionali, ha segnato un'inversione di marcia. Il Gabon è ancora uno dei pochi stati in cui il processo di globalizzazione ancora non ha attecchito, il che se risulta un grave ostacolo per qualcuno, mentre per altri è il suo punto di forza. Tutto è distante, protetto, slegato dal tempo. Dovete fare i conti con trasporti lenti, contrattazioni, spostamenti difficoltosi, le onnipresenti foto del presidente padrone Omar Bongo e una serie di cosette poco tourist-friendly, ma il senso dell'avventura ne rimarrà estasiato. Le sue spiagge di sabbia finissima disseminate lungo circa 900 km di costa, da Point Dennis a Ekwata Beach fino a Iguela, Gamba e Mayumba, offrono possibilità di relax senza le contaminazioni del mondo moderno. Non troverete musica a tutto volume, né attività di gruppo, né i mega resort superaccessoriati tanto di moda in Kenya. Chi volesse gustare un aperitivo in spiaggia si può recare nei bar cittadini. I centri abitati sono sempre a portata di piedi. Sulle foto bisogna trattenersi: c'è una politica rigida su ciò che si può immortale e ciò che è severamente vietato ritrarre. Turista avvistato...
3. Isola di Samsø, Danimarca
Non sarà proprio ai confini del mondo in senso geografico, ma è di certo ai confini dell'umana immaginazione. È l'utopia, un modello a cui aspirare, il simbolo di come dovrebbe funzionare il mondo. L'Isola di Samsø, in Danimarca, è un piccolo gioiellino di eco-sostenibilità. A circa quindici chilometri al largo della penisola dello Jutland, la piccola isola è l'unica al mondo che vanta una totale autosufficienza energetica, realizzata attraverso un piano decennale e 21 turbine eoliche da 1 megawatt, disseminate tra terra e mare, in grado di fornire energia anche alla rete nazionale. E non solo. In nome dell'amore per il pianeta e della riduzione del proprio impatto, i circa 4500 residenti hanno aderito a un piano di riscaldamento alimentato da biomasse, si sono convertiti alla bioarchitettura e sostenuto la diffusione di mezzi pubblici a basso consumo. Visitare Samsø, tuttavia, oltre a un bagno di civiltà, è un romantico viaggio a ritroso del tempo il cui unico imperativo è procedere con lentezza. Tra dimore ottocentesche, fattorie, grandi spazi verdi, l'occhio si perde e la coscienza si rigenera. D'estate, poi, è possibile partecipare al festival dell'agroalimentare in cui frutta e verdura, rigorosamente di stagione, raggruppate in piccoli banchetti la fanno da padrona. Per assaporare tutte le bellezze del posto, procuratevi pantaloni comodi e affittate una bicicletta. Lasciandovi accarezzare dal vento.
4. Todos Santos, Bassa Califorina del Sud, Messico
Alla fine di quella lunghissima lingua di terra che separa l'Oceano Pacifico dal Mare di Cortez, dopo chilometri e chilometri di cieli blu denso, onde spumeggianti, terreni aridi, cactus, e piccole chiese risalenti al tempo delle missioni, dei piccoli centri abitati si ergono fieri a testimoni e custodi delle antiche tradizioni del Messico. Come Todos Santos, nella Bassa California del Sud tra La Paz e l'ormai americanissima Cabo San Lucas, nota a musicofili e seguaci della pop culture per la presenza dell'arcinoto Hotel California, a cui erroneamente veniva attribuito un legame con l'omonimo e altrettanto noto brano degli Eagles e adorata dagli artisti bohemien che da ormai quattro decenni l'hanno eletta proprio buen retiro. Nelle sue piccole stradine costellate da tipiche abitazioni in pietra, ricche di gallerie d'arte, caffè, coloratissimi personaggi locali e americani che hanno ormai perso traccia delle loro origini. E poi ci sono le spiagge, ancora incontaminate e protette dall'espansionismo yankee, spesso deserte, adorate dai surfisti e dalle shrimp boats, che si avventurano nel Pacifico, oasi naturali in cui osservare balene, delfini, all'ombra delle montagne della Sierra de La Laguna. Qui anche i colori sono decisi e l'aria che si respira è di totale ossigenazione. Più che una macchina fotografica, è d'obbligo mettere in valigia tela e pennelli. L'ispirazione è dietro ogni angolo. Poi potete anche aprire gli occhi.