Manama, c'era una volta il deserto PDF Stampa E-mail

Nella capitale del Bahrain, una città giovane, ricca, vivace, contraddittoria e... un po' tamarra!


di Letizia Bognannii


Alla festa di capodanno fumano tutti come ciminiere. Io non sono particolarmente intollerante alle sigarette, però, quando il padrone di casa chiude la porta che dà sul giardino, rischio la crisi respiratoria. Non si può riaprire, mi dicono, a meno che non vogliamo inebriarci del gas lacrimogeno offerto dalla polizia. Siamo a Budeiya, un quartiere di Manama dove la primavera araba non è finita: scontri e manifestazioni contro il governo sono ancora all'ordine del giorno, ed è praticamente la norma avere un parente in prigione. Talmente normale che nessuno fa una piega o un commento, e perfino io me ne dimentico fino a quando, a festa finita, esco e sento un leggero bruciore agli occhi. Se dovessi raccontare in poche parole il Bahrain che ho visto, questo party di capodanno mi sembra un efficace riassunto: gente da tutto il mondo, voglia di divertirsi, cibo buono, musica tamarra, e i problemi che restano fuori ma di cui non ci si può dimenticare completamente.


Megalomaniaca ordinarietà

Ma andiamo con ordine. Gente da tutto il mondo - Manama è una città cosmopolita  che offre tutte le opportunità dei luoghi in espansione e in rapido arricchimento. Girare per le sue – ampie e trafficate – strade significa attraversare un cantiere aperto disseminato di alberghi grandiosi e grattacieli futuristici in stile Dubai – il World Trade center e le sue pale eoliche incastrate tra una “vela” e l'altra, e le Financial Harbour Towers a fronteggiarlo, quasi una gara di megalomania architettonica. Voglia di divertirsi, cibo buono e musica tamarra: i luoghi  “in via (avanzata) di sviluppo” sembrano sempre un po' pervasi da un'euforia quasi infantile. Avete presente le commedie italiane del boom, alla Poveri ma belli? Ecco, c'è dell'ingenuità spaccona – o dell'ingenua spacconaggine – nella fierezza con cui gli autoctoni esibiscono suv e Porshe, borse Vuitton e gioielli da millemila carati, nel modo in cui ci danno dentro di clacson come nemmeno Vittorio Gassman in Il Sorpasso, e lasciano luci accese senza un perché come se il risparmio energetico fosse un concetto risibile e fuori moda. Va da sé che i divertimenti non sono esattamente intellettuali o minimal-chic: se cercherete un locale per la serata, al novanta per cento vi imbatterete in un american bar con tavoli da biliardo, pareti addobbate da teste di cervo e una band che scalda gli animi a suon di cover di Brian Adams e Alanis Morrissette. Se siete troppo snob per passare la notte a cantare ubriachi le canzoni degli Aerosmith, potete concedervi un drink in un hotel extralusso, come il Gulf Hotel o il Ritz-Carlton: in quest'ultimo, oltre a godervi l'ambiente elegante e la clientela variegata, vi troverete a sognare un matrimonio con sceicco da festeggiare sull'isola privata dell'albergo.

 Alla ricerca di...

Altri modi per rilassarsi in compagnia: sorseggiare un chai latte o un succo di frutta fumando shisha in un coffee-shop, oppure spiluccare hummus e falafel in un ristorante tipico, magari approfittando della family section (i tavoli nascosti dalle tende, nati per permettere alle donne velate di “svelarsi” per mangiare lontano da sguardi estranei, ma utili anche se non avete avuto il tempo di cambiarvi e truccarvi per la cena!). Se invece appartenete alla (piuttosto vasta, se devo basarmi sulle mie conoscenze) categoria di quanti storcono il naso solo a sentir nominare spezie e kebab (ma allora che ci state a fare nel Golfo Persico?), come in ogni capitale che si rispetti abbondano fast food, caffetterie e ristoranti di tutte le nazionalità. In particolare, se proprio non riuscite a fare a meno del muffin di Starbucks o di un'insalata all'occidentale, le zone da battere sono Juffair – dove bazzicano molti degli stranieri residenti in città, nonché i soldati della base militare americana – e Adliya dove, girando tra locali di design e gallerie d'arte, quasi ci si dimentica di non essere in Europa. Ma – spero – non andrete in Medio Oriente per credere di trovarvi ad Amsterdam, quindi passiamo ai luoghi più tipici, quelli che è obbligatorio visitare.

Tappe obbligatorie

Prima di tutto, la Grande Moschea, bella e imperiosa come tutte le grandi moschee, dove una guida vi toglierà tutte le curiosità – e magari qualche pregiudizio – sull'Islam (e alla fine se volete vi omaggerà di un Corano)(andate a visitare una cattedrale e ditemi se la guida vi regala un vangelo – 20 euro allo shop, grazie)(ora qualcuno mi dirà – anzi qualcuno me l'ha già detto – che è solo per fame di proselitismo. Può darsi, ma a me piace pensare che ci sia più spirito e meno lucro). Altra tappa immancabile, il Souq, la città vecchia, un labirinto di vicoli – popolati soprattutto da indiani - in cui perdersi curiosando tra negozi di spezie, stoffe, tappeti e bijoux. Se riuscite a districarvi e guadagnare l'uscita principale, e non ne avete abbastanza di shopping, non molto lontano (ma meglio prendere un taxi, la strada non è a misura di pedone) ci sono il City Centre e il Seef Mall, due enormi centri commerciali. L'ultima attrazione, purtroppo, non esiste più: è il monumento di Piazza della Perla, simboleggiante i paesi del golfo con in cima una perla (il Bahrain), abbattuto durante gli scontri della scorsa primavera. Ma lasciamo fuori i problemi ancora per un po', ancora il tempo di chiudere un articolo di viaggio e non di politica con il consiglio di passare un weekend da vero bahreinita, partecipando a un camping in tenda nel deserto. 

 

 

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