Come vivere Pechino in una settimana sentendosi un po' cinese
testi e foto di Cristina Capponi
Per una ragazza che come me non è mai uscita dall’Europa, arrivare in Cina da sola non è un semplice salto mortale, ma un triplo salto mortale carpiato, a partire dal volo aereo! Ok, non era una compagnia italiana, ma era pur sempre una compagnia europea... E allora perché sul volo la maggior parte dei miei compagni di viaggio erano cinesi? Probabilmente per la legge dei grandi numeri. I cinesi sono davvero tantissimi!
Nella giungla d'asfalto
Il primo impatto con la Cina sono i taxi e i loro conducenti. Prima di arrivare mi avevano avvisata: “Ricordati di girare sempre con l’indirizzo di casa o dell’albergo scritto in cinese”, i tassisti difficilmente capiscono l’inglese e nella peggiore delle ipotesi non sanno neanche leggere. La scena più frequente è proprio come in un film, uno parla cinese e l’altro risponde in inglese, solo che se lo vedi al cinema ti scappa da ridere, ma se ti capita nella realtà... è davvero un’impresa! Ignoravo anche un'altra fondamentale caratteristica degli automobilisti cinesi, tassisti o meno. Amano correre, fare improvvise inversioni a U su qualsiasi tipo di strada, andare contro mano e accelerare quando vedono un pedone. E neanche attraversare sulle strisce pedonali dà la precedenza. L’ordine di importanza per un conducente cinese? Automobili, motorini, biciclette, pedoni. Perché? Se provate a chiederlo a un tassista vi risponderà: “È pura sopravvivenza!”
La città nella città
Ci sono dei posti a Beijing che vanno assolutamente visitati. Il mio primo giorno da turista l'ho speso a Piazza Tienanmen, considerata il cuore simbolico della nazione cinese. È considerata la terza più grande al mondo ed è nota ai più come il cuore della protesta del 1989. A Nord della piazza si estende la Città Proibita, una città nella città costituita da un grandioso complesso architettonico, così chiamata perché l’accesso fu severamente vietato per 500 anni ai cittadini comuni. Fu la residenza di due importanti dinastie, proprio per questo al suo interno ci sono moltissimi padiglioni, edifici e templi che riflettevano il potere assoluto e il ruolo cosmico dell’imperatore. Ora, invece, prima di varcare la porta della Pace Celeste, un ritratto di Mao Zedong troneggia sopra le teste dei turisti in fila per entrare. Oltre la porta posteriore si estende il Parco Jingshan la cui particolarità è costituita da una collina dalla cui vetta è possibile ammirare la maestosità della Citta Proibita dall'alto, confidando in una giornata libera da nebbia o smog.
Così diversi ma così simili...
Una cosa che mi piace fare quando sono in giro in terra straniera è vivere come una del posto. E cosa c’è di più pregnante di un giro in metropolitana? Così per tornare a casa mi sono incamminata verso quella che pensavo fosse la fermata più vicina. Non avevo ancora capito però che le distanze, che sulle guide e sulle cartine sembrano molto brevi, nella realtà sono probabilmente pari al doppio! Entrare o uscire dai vagoni della metro è come placcare un avversario durante una partita di rugby. Vince il più forte. Nessuno ti farà mai scendere prima di salire, nessuno si sposterà se chiederai permesso. Tutti proveranno a passarti avanti, perché i cinesi sono tanti e se uno si sposta per farti scendere stai sicuro che dietro ce n'è un altro pronto a infilarsi al suo posto. È pura sopravvivenza. Per certi versi i cinesi ci assomigliano più di quanto possiamo immaginare. Hanno le loro tradizioni, i loro piccoli rituali, religiosi e pagani, amano il cibo e gli piace condividerlo con gli altri, alcuni sono molto sgarbati e parlano urlando... Proprio come noi! Prima di partire mi avevano anche messo in guardia sulla scarsa pulizia, ma con mia grande sorpresa ho trovato strade e bagni pubblici (assolutamente gratuiti) incredibilmente puliti. Probabilmente tutto ciò è frutto della politica pre-olimpionica del 2008 quando la macchina organizzativa ha voluto dimostrare al mondo di cosa poteva essere capace il popolo cinese. Al governo va sicuramente il merito di non aver interrotto tutto questo anche a riflettori spenti. E Beijing risulta ancora una città pulita.
In giro per gallerie e ristoranti
La domenica è senza dubbio la giornata ideale per fare un giro nelle vecchie fabbriche, ora diventate gallerie d’arte e laboratori della 789 Art District. Passeggiare tra le vie alla ricerca della galleria più alternativa, fermarsi a mangiare in qualche ristorante all’aperto (se la giornata lo permette) fa molto Europa. E un pomeriggio tra installazioni e mostre fotografiche più o meno coinvolgenti è sicuramente gradevole e stimolante. Una delle caratteristiche delle città moderne cinesi sono i grattacieli. L’edilizia è in continuo fermento. Non vi stupite se un cinese dovesse chiedervi ogni quanto tempo in Europa vengono abbattuti e ricostruiti i palazzi, loro fanno così! Gli Hutong, piccole viuzze che danno vita a un fantastico labirinto di tipici edifici di un piano, sono ancora il cuore e l’anima di questa città. Case fatiscenti a corte che un tempo ospitavano una sola famiglia sono negli anni diventate l’abitazione di infiniti nuclei familiari, costretti a convivere in pochi metri quadri. La Cina non è un paese costoso, specialmente per noi europei, questo fa sì che andare a mangiare fuori non risulti troppo dispendioso. Del resto ho avuto la fortuna di essere stata guidata in ristoranti non di lusso ma con una qualità del cibo altissima, totalmente diversa dalle pietanze cinesi propinateci in Italia, e una sorprendente varietà di pietanze.
E per finire...
A pochi giorni dalla partenza ho visitato il Palazzo d'Estate, uno dei giardini più famosi della Cina, la cui storia risale a oltre 800 anni fa. Difficile da raggiungere perché situato nella periferia a nord-ovest della città e a circa 25 km dal centro, è uno dei posti più belli e magici. Con la complicità del sole, del cielo terso, del lago e del verde intenso, porto nel cuore la fotografia di una Beijing colorata, completamente diversa da quella grigia e caotica nella quale si svegliano ogni mattina i suoi abitanti. Ma è nell'ultimo giorno della mia breve vita da cinese che ho scelto di scalare parte della maestosa e risoluta Grande Muraglia. Creata per proteggere dalle incursioni nemiche, è divenuta una delle sette meraviglie del mondo, e per me il simbolo del mio viaggio. Dopo circa un’ora e mezza di tragitto per arrivare in uno dei tanti punti accessibili ai turisti ho capito di quanta sodisfazione si possa provare a superare i propri limiti (anche se si tratta di soffocare le vertigini stando su una seggiovia sospesa nel vuoto!) e le proprie convinzioni sulle persone, anche quando sono diverse da te. Forse è proprio vero quello che diceva Mao Zedong: “Chi non ha mai scalato la Grande Muraglia non è un vero uomo”.