Tra le nuvole con George PDF Stampa E-mail

 Sguardo furbetto, atteggiamento da divo per caso e battuta pronta rendono impossibile non amare George Clooney. Anche quando si ostina a non rispondere...

 di Allison White

 

“Quanto pesa la vostra vita? Immaginate per un secondo di portare uno zaino sulle spalle. Voglio che ci mettiate dentro tutte le vostre cose. Cominciate da quelle più piccole: mensole, cassetti, soprammobili. Poi cominciate a metterci cose più grandi: vestiti, lampade, dispositivi da tavolo, tv...  Mettete tutto nello zaino e sentitene il peso. Più lenti ci muoviamo più velocemente moriamo. Muoversi è vita...”.

Sono tempi duri per i lavoratori di ogni longitudine e latitudine del globo terrestre. In Tra le nuvole, film di Jason Reitman presentato all'ultimo Festival del Cinema di Roma, gli effetti della crisi economica sul mondo del lavoro americano vengono esaminati da più punti di vista attraverso gli occhi di Ryan Bingham, il protagonista interpretato da un George Clooney in odore di Oscar, che sorvola gli States ogni giorno per annunciare il licenziamento a numerosi malcapitati, finché variabili impreviste non fanno vacillare il suo sistema di valori difesi strenuamente. Una storia comune, colma di ironia e latente malinconia, di esteriorità e interiorità che si misurano su un campo da gioco molto sdrucciolevole. Quasi quanto quello su cui si muovono i giornalisti che vorrebbero subissare il “povero” George di domande sulla sua love story con la nostra Elisabetta Canalis e che provano a lanciare provocazioni per stanare la sua presunta omosessualità. Il risultato è uno scivolone maldestro contro un muro di divertito silenzio. E allora meglio fantasticare. Se il futuro è pieno di licenziamenti allora meglio essere licenziate da uno come George. Nel bagaglio leggero delle nostre esistenze quel ricordo ci entrerebbe tutto. In fondo i ricordi, quelli piacevoli, non hanno peso...

 

Ryan Bingham è un personaggio complesso, sotto la superficie di un'apparente imperturbabilità. Cosa ti ha affascinato?

Ho immediatamente capito il ruolo, appena letto il copione - scritto benissimo, tra l’altro. Ero legato al personaggio dai tratti somatici, aveva uno stile che volevo esplorare. Capisco bene molte cose, passare letteralmente gran parte del tempo in volo per lavoro. Sono stato anche disoccupato per un periodo, quando finalmente ricominci, fai di tutto per tenerti impegnato e non vorresti mai fermarti. In quei momenti senti moltissimo la mancanza degli amici, della famiglia, ed è in quei frangenti che ti accorgi che il tempo passa e vola via e ti chiedi se non sarebbe stato meglio passarlo con i tuoi cari.

A quanto dici hai affrontato anche tu periodi di difficoltà lavorative...  

Prima di recitare ho fatto altri mestieri: ho venduto polizze assicurative porta a porta, ho venduto scarpe da donna, tabacco, e sono stato licenziato. La mia, tuttavia, era una situazione diversa perché non avevo una famiglia da mantenere. Comunque è passato un bel po' di tempo da quando mi hanno licenziato...

Nel film il tema centrale è l'importanza dei rapporti umani come antidoto alla solitudine. A te capita mai di sentirti solo?

Certo. Anche adesso, davanti a voi, mi sento solo, ma per fortuna ho una vita meravigliosa, una famiglia stupenda e amici che amo moltissimo. Da questo punto di vista Ryan e io siamo molto diversi: lui è solo, io sono sempre circondato da tanta gente. Forse l’unico punto di contatto con il mio personaggio è il fatto che entrambi siamo costretti a viaggiare spessissimo.     

 O anche quello di essere pessimi ballerini. Balli davvero così male nella realtà?

No! Far ballare male Ryan è stata una scelta attoriale, mi sono dovuto impegnare: in realtà io sono uno dei più grandi ballerini mai esistiti nella storia...   

Al momento sei impegnato a girare un film in Abruzzo...

The American di Anton Corbijn. È un modo per tenere accesi i riflettori su L'Aquila, contribuire a dare lavoro e far sì che la gente non dimentichi. In realtà stiamo girando a Sulmona che non è ridotta così male, certo non come L'Aquila che ho visitato per il G8. A luglio ci si preoccupava per quello che sarebbe successo con il freddo. Noi abbiamo vissuto un disastro simile dopo Katrina, a New Orleans. Il problema è che nei giorni del disastro tutti vogliono aiutare le vittime. Però poi il tempo passa ed entro un anno, o pochi mesi, la notizia non è più da prima pagina. A New Orleans non siamo nemmeno vicini ad aver aggiustato le cose e non ne parliamo abbastanza. Abbiamo pensato che fare un film in Abruzzo avrebbe significato non soltanto dare lavoro, riempire ristoranti e alberghi, ma anche tenere alta l'attenzione.     

 Nel film c'è anche Violante Placido... 

Violante è bravissima.     

 Da anni ti dedichi alla politica. E da tempo hai una villa in Italia. Sappiamo che leggi i giornali italiani. Che idea ti sei fatto della politica italiana?

Sulla politica italiana non mi pronuncio. Ho una casa a Como ma non sono italiano. Per essere primi ministri anche qui è come negli Usa, devi essere italiano: preferisco rimanere fuori dalla politica. Ho imparato la lezione.

 Ultimamente ti tieni alla larga anche dai media e rilasci sempre meno interviste... 

Perché rispondere a domande di gossip non aiuta i film che promuovo in giro per il mondo. Capisco che voi giornalisti siate obbligati a porre delle domande da pubblicare sui vostri giornali perché ci sono persone che li leggono. Rispetto il vostro lavoro soprattutto perché sono figlio di un giornalista e so come funzionano le cose, ma penso che ci debba essere un confine tra lavoro e vita privata. Non voglio che le mie risposte abbiano un impatto negativo sui film che accompagno nei festival.         

 Stai preparando un film da regista? 

Ho un paio di progetti. Mi piacerebbe moltissimo dirigere un film sul terrorismo e su Guantanamo e vorrei dedicarmi anche alla regia di una commedia. Aspettiamo e vediamo, il trucco per fare un ottimo film è non avere fretta e scegliere il copione giusto.