Il fascino di una città senza mezze misure e complicata come una bella donna
di Alessandra Izzo 
Napule è mille culure, Napule è mille paure, Napule è 'na carta sporca, e nisciuno se ne importa e ognuno aspetta a' ciorta. Questi sono alcuni versi di uno dei brani del grande Pino Daniele che una trentina d’anni fa descriveva un po’ l’essenza di questa città. Napoli o la si ama o la si odia. Non ha mezze misure come tutte le grandi emozioni, o sono negative o positive. Sono nata a Napoli ed essendo “scappata” da quella che all’epoca, nel lontano 1983, definivo una fogna, per inseguire e realizzare i miei sogni altrove, devo ammettere che Napoli è come New York City, un magma che si muove dentro, del quale non ti liberi mai. Sarà il mare, sarà il Vesuvio o qualcos'altro, ma è un dolore misto a gioia che ti fa essere alla fine anche orgogliosa di appartenere a questa città simbolo in tutto il mondo. Negli anni in cui frequentavo molti musicisti erano in tanti a dirmi: “beata te, pagherei per aver scritto sul mio passaporto "nato a Napoli'” e io giù a ridere e a non capire, perché per me era solo una città da cui scappare. Con il tempo, invece, dopo che le ferite personali si sono pian piano rimarginate, mi sono di nuovo innamorata della mia città natale, che piaceva a tutti tranne che a me. La “mia” Napoli Di Napoli si è detto veramente di tutto e tutti ne hanno parlato, nel bene e nel male. Ma nel mio piccolo proverò a ricordare la “mia” Napoli. Appena arrivate non potete non capire che è il “teatro vivente” per eccellenza. La gente ride, urla, sbraita, gesticola in continuazione e recita la propria parte ogni santo minuto, per cui si respira quest’aria da tragedia greca che è uno spettacolo per chi viene da fuori. E poi odori, sapori, ambulanti che vendono “o' muss e puorc” sui carrettini, mercatini dell’usato che nulla hanno da invidiare a quello di Soho a NY o al mercato delle pulci di Parigi. Per chi ama il vintage è d'obbligo una puntata a Resina. Oggi anche Napoli è una città più trendy che mai, ma con un sapore antico che la fa essere ancora più affascinante e accogliente. In molte cose non ha perso le sue tradizioni. È una città d’arte: l’arte di arrangiarsi, ma anche del teatro, della musica, della pittura, delle tamurriate, e non dimentichiamo che negli anni ’70 il “Neapolitan Power” dettava legge nel mondo della musica. Da lì infatti sono sbocciati grandi talenti come Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Enzo Gragnaniello, i Fratelli Bennato, Peppe Barra, Lina Sastri, Massimo Troisi, Teresa De Sio, Jenny Sorrenti, e la musica dei suoni, delle voci, delle case, del caos, che ti accompagna come una colonna sonora per tutta la giornata. Infinite meraviglie A Napoli dovete visitare tutto: dal famoso Castel dell’Ovo a Mergellina, al Maschio Angioino, alla basilica di Capodimonte, al chiostro di Santa Chiara e tante tantissime altre meraviglie. E non vi perdete assolutamente gli antichi palazzi con le scale più belle del mondo. Che dire dei dolci napoletani? Andate da Scaturchio a MezzoCannone, troverete pastiere, sfogliatelle e il babà più buono della terra! Una vera delizia per il vostro palato. Una cosa che ancora mi fa impazzire a Napoli è: se hai voglia di una pizza alle 11 del mattino, all’esterno dei ristoranti/pizzeria della città, puoi mangiarne una buonissima al volo chiusa in 4 parti e incartata ancora nella carta velina marroncina, ve la ricordate? E così vi togliete lo sfizio alle 11 del mattino e non solo alle 14. Sì alle 14, a Napoli come in Spagna si mangia alle 14/14.30. E poi anche un po’ di siesta e si ritorna a bottega o in ufficio alle 16.30, sempre. Lì alle volte il tempo per molti si è fermato e questo lo potete notare anche dal fatto che a Napoli ci sono delle librerie antichissime. Libri introvabili, che lì invece trovate a buon prezzo o al massimo da rilegare. Un grande amore Napoli è bella e voluttuosa, ma è anche come una bella donna: molto complicata! Piena di contraddizioni, paura di cambiare, tendenza alla lamentela continua, dove la “colpa è sempre di qualcun altro” e dove manca la vera volontà di prendersi la responsabilità di cambiare il proprio karma. Ecco perché “scappai” da quella bellezza: sapevo che lì bisognava nascerci per avere quel piccolo talento necessario per farcela nella vita, ma poi andare via. Ma, come tutti i grandi amori, te li porti dentro per sempre e non ti mollano più. Ed allora fuori impari a sentire che sei napoletano fino al midollo e che in fondo, come diceva il grande Eduardo De Filippo, gli esami non finiscono mai! |
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