Un luogo diverso dall’immaginario cinematografico, con una propria anima storica, culturale e soprattutto antimafia
di Anastasia Natalic Ci sono luoghi che non metteresti mai nella lista dei posti da visitare nella vita. Di cui non tieni conto, quando organizzi un viaggio, perché non sono sui cataloghi delle agenzie o perché non godono di “buona reputazione” o semplicemente perché non ci pensi. Però ci sono anche posti che non ti aspetti e che riescono in questo modo a regalare a chi li visita emozioni particolari. Che smentiscono i pregiudizi con cui si arriva e diventano delle piacevoli sorprese. Uno di questi posti è Corleone. Situata a una sessantina di chilometri da Palermo, la città dalle “cento chiese” come veniva chiamata un tempo, è purtroppo tristemente famosa per aver dato i natali a gente non certo illustre. Una fama che le è valsa citazioni su guide turistiche di tutto il mondo e che ancora oggi riceve visitatori a caccia di “aria di mafia” o più superficialmente della casa del Padrino di Coppola, che puntualmente rimangono delusi – dato che, come è noto, Il Padrino non è stato affatto girato qui.
Una città ricca di storia e di cultura Corleone però è anche una città ricca di storia e di cultura. Una cultura con la quale i corleonesi vogliono combattere proprio la mafia e “riabilitare” il nome della loro città davanti agli occhi del mondo. È per questo che è nato il progetto di turismo responsabile antimafia. “Non è il turismo cui siamo abituati – spiega Giuseppe Crapisi, presidente dell’associazione Corleone Dialogos che ha dato vita al progetto – noi vogliamo far conoscere ‘l’altra Corleone’, quella della cultura, quella che ha combattuto e lottato contro la mafia”. L’obiettivo è far vedere una Corleone diversa da quella dell’immaginario cinematografico, far riscoprire la sua anima storica, attraverso i beni della cultura, della civiltà millenaria e delle tradizioni antiche della città delle “cento chiese”. Gli itinerari E allora per cominciare a conoscere la Corleone antimafia, bisogna partire dal busto del sindaco Bernardino Verro, all’interno della villa Comunale, davanti al quale si ripercorre virtualmente la storia della Sicilia e della Corleone di fine ‘800. Bernardino Verro fu ucciso dalla mafia nel 1915 perché aveva portato la lotta sociale nelle campagne e aveva combattuto per liberare i contadini dalla morsa dei gabelloti. Da lì l’itinerario si dipana per le strade di Corleone da dove Placido Rizzotto, il sindacalista corleonese rapito e ucciso dalla mafia nel 1948 per la sua lotta in favore dell’occupazione delle terre, parlava ai contadini. Fondamentali per capire l’anima nera che Corleone vuole combattere sono piazza Nascè, che nel passato era quella dove i contadini andavano la mattina a cercare lavoro, e piazza Garibaldi, luogo dove oggi si trova il busto di Placido Rizzotto e dove si ripercorre storicamente il movimento contadino delle occupazioni delle terre fino alla riforma agraria. A Corleone c’è anche un “museo anti-mafia”: è il centro internazionale di documentazione sulle mafie e l’Antimafia (Cidma), che raccoglie i faldoni del Maxiprocesso, con oltre 1000 documenti utilizzati dai giudici Falcone e Borsellino, e le foto di Letizia Battaglia su molte vittime di mafia e di alcuni mafiosi. Prima della mafia… Ma la sua battaglia contro la mafia Corleone la combatte anche facendo conoscere quella parte di città nata prima della mafia: i suoi palazzi storici, come palazzo Provenzano che ospita il museo civico "Pippo Rizzo", le chiese, il Santuario della Madonna del Rosario che sorge sulle rovine di un antico insediamento arabo e che oggi è meta di pellegrinaggi, la Real Palazzina di caccia, costruita nel 1792 per il Re Ferdinando di Borbone, su progetto dell'architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia, e molto simile alla Reggia di Caserta. Negli itinerari consigliati da Dialogos c’è poi la visita alla riserva naturale del bosco della Ficuzza. Esteso per 5000 ettari e dominato dalla Rocca Busambra, presenta una vegetazione dalla varietà davvero notevole: querce, frassini, sugheri, cipressi, lecci, olmi e persino eucalipti, tra cui cresce una fauna altrettanto variegata, fatta non solo di piccoli mammiferi ma anche di cinghiali e di specie di uccelli scarsamente diffuse in Sicilia come il falco pellegrino, l’aquila o il nibbio reale. Corleone ad Aprile Approfittare del mese di aprile per una visita a Corleone può essere un’ottima idea. La primavera in Sicilia è più calda che altrove e si può godere di un anticipo d’estate sfruttando il sole del sud. E poi, in occasione delle feste di Pasqua si può cogliere l’occasione per riscoprire le antiche tradizioni italiane che nelle nostre metropoli andiamo poco a poco dimenticando. Dal 4 aprile, con la rappresentazione itinerante della Passione di Cristo per le strade della città, hanno inizio i riti della Settimana Santa e Corleone vive momenti di grande spiritualità e fede ma anche – per chi non è credente – ricchi di colore e folklore. Un folklore molto lontano da quello immaginato da chi considera Corleone solo la città di “don Vito” o della “Cupola”. Ma un folklore e una cultura che vanno diffuse proprio contro questi pregiudizi. Perché anche con il turismo si può combattere la mafia. Info: www.corleonedialogos.it |
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