Tutto nacque da una E...
di Daniela Liucci
La finestra sul cortile
Tutta colpa dell'afa. E tutta colpa di un tacco 12 traditore. A correrci i cento metri piani per salire su un autobus meravigliosamente equipaggiato di aria condizionata, il rischio che qualche giuntura ti tradisca è alto. Molto alto. E, infatti, ti ritrovi ad avere una caviglia somigliante a un zampone pronto per essere affettato a Capodanno e con una laconica diagnosi di due settimane di confino. Insieme a quella maledetta afa che non accenna a placarsi. La prendi sportivamente: ti senti proprio come James Stewart in La finestra sul cortile. Al diavolo il web, Facebook, Twitter e il nuovissimo e scintillante Google +. L'immobilità solletica il tuo acuto spirito di osservazione. L'estate e il giallo, poi, vanno a braccetto. Con due affacci a disposizione qualche misterioso avvenimento da analizzare, qualche intrigante rebus da risolvere di sicuro spunterà. Magari un uomo che esce per tre volte di casa con una valigia per ritornare altrettante volte. O un cane fatto fuori improvvisamente perché magari aveva annusato qualcosa di strano in cortile. O degli strani spostamenti di piante. Invece...
Non c'è alcun bisogno di appostarsi dietro le tende, munirsi di cannocchiale e aspettare che qualcosa si muova di soppiatto. Tutto si offre, non richiesto, agli occhi e alle orecchie, gratis e senza causare sensi di colpa. L'insegnante precaria del secondo piano parla al telefono sul balcone spiegando che sì, era stata via due giorni per un colloquio di lavoro in Toscana, aveva accidentalmente dimenticato il beautycase sulle cassette della posta nell'atrio e che no, neanche stavolta sul treno aveva incontrato materiale da matrimonio. Il grigio e panciutissimo proprietario della pizzeria esce in strada, tra i tavoli all'aperto a vomitare insulti al suo socio inetto, lo stesso che per amore del gioco ha lasciato un buco di venticinquemila euro. Per poco non si fa venie un infarto, ma tutto il quartiere è prontamente informato sul fatto che: a) il giorno seguente chiamerà l'avvocato e b) se si fa vedere ancora in giro dovrà trovarsi un dentista perché i denti gli salteranno di sicuro. Il neopatentato della scala B dialoga in slang con un ignoto avventore che ha avuto l'ardire di fregargli il posto. Il clacson suona ininterrotto e le braccia si producono in una coreografia di Tai Chi. Tanto articolata che qualcuno decide di intervenire per paura di lesioni ai legamenti. La coppia di sposini del 6 C con acuti in crescendo e finestre spalancate rischia una prematura separazione a causa di una furbissima collega d'ufficio che gioca, neanche tanto di nascosto, al terzo incomodo. Sotto di loro l'ospite americano trangugia birra in balcone e si produce in un cacofonico rosario di bitch e f**k alla persona all'altro capo del telefono mentre getta l'occhio alle ragazzine di fronte che fanno la prova costume con le imposte spalancate.
Tutto avviene ormai alla luce della luna. Nessun mistero, nessuna sorpresa. Solo tanta noia e un crescente senso di fastidio. “Oh, Signore... Siamo diventati una razza di guardoni!”, diceva la terribile infermiera Stella all'inquieto e immobilizzato Jeff del capolavoro di Hitchcock. No, cara Stella, siamo diventati una razza di esibizionisti, di presenzialisti. Il mondo, anche il microcosmo condominiale, è il nostro palcoscenico. Chi non vuole assistere allo spettacolo è pregato di chiudere persiane, porte e finestre e andarsene a dormire. Inutile chiedere di abbassare il volume.
Fugga in vacanza chi può!
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