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Immagini in movimento

di Allison White 

 

Pina 3D

Regia: Wim Wenders
Con: Pina Bausch, Regina Advento, Malou Airaudo, Ruth Amarante

Profondità. È su questo concetto, nella sua accezione astratta e concreta, che il regista tedesco Wim Wender basa il suo canto d'amore per una delle sue amiche e artiste preferite, la ballerina e coreografa Pina Bausch. Una vera e propria dichiarazione, ideata in tempi non sospetti insieme alla sua protagonista e realizzata attraverso le meraviglie della tecnologia digitale, ovvero un 3D che cattura meravigliosamente ogni movimento e non crea alcun fastidioso effetto "cartoon" (se poi il vostro organismo delicato rifiuta la visione tridimensionale, il 2D non perde certo in fascino). Un documentario che non ha bisogno di una sceneggiatura elaborata per raccontare la vita e l'arte di una delle icone teatrali del ventesimo e ventunesimo secolo. Come nelle performance messe in scena dalla sua compagnia, il gruppo Tanztheater, sono i corpi a parlare e a esprimere concetti finiti anche con un montaggio volutamente non lineare che diventa esso stesso una pièce dal grande impatto visivo. Accanto a rappresentazioni sul palco, Wenders accosta potenti esibizioni en plein air, tra le strade della cittadina di Wuppertal. Ancor di più se le si considera, a posteriori, come un omaggio a una grande artista prematuramente scomparsa. Che Wenders sublima in maniera unica.

 

 

One Day

Regia: Lone Scherfig
Con: Jim Sturgess,
Anne Hathaway, Tom Mison, Jodie Whittaker

Portare sullo schermo un libro bestseller non è sempre garanzia di successo. Per One Day, amatissimo romanzo di Dave Nicholls, tutte le premesse erano ottime: una storia che ricorda tanto le "tribolazioni amorose" di Harry ti presento Sally e l'affascinante britishness di Quattro matrimoni e un funerale; lo scrittore che diventa sceneggiatore, un regista quotato e già apprezzato per An Education, un protagonista tra i più promettenti. Eppure, nella storia d'amore per quadri, di Emma e Dexter in un arco temporale di 20 anni, qualcosa non torna. Probabilmente la presenza "forzata" di una Anne Hathaway che ha fatto i compiti ma non ha capito la lezione, che dà il suo meglio per restituire un accento inglese credibile, ma finisce per essere caricaturale. In certi contesti Hollywood stona. Negli stessi contesti, ben vengano i doppiatori...

Il paese delle spose infelici

Regia: Pippo Mezzapesa
Con: Nicolas Orzella, Luca Schipani, Cosimo Villani, Vincenzo Leggieri

Tratto dall'omonimo romanzo di Mario Desiati, Il Paese delle spose infelici è il primo lungometraggio del regista pugliese Pippo Mezzapesa, presentato alla sesta edizione del Festival del Cinema di Roma. Il racconto di un'epoca lontana eppure tanto vicina, il decennio tra gli anni 80 e 90, e di un'amicizia (im)probabile tra due adolescenti, Veleno e Zazà, in una piccola cittadina, tra voglia di esplorare il mondo, talenti, assenza di certezze per il futuro, amori contesi, una società civile che scopre il presenzialismo, la tv che detta legge, i costumi che mutano. Una storia particolare, giocata per poetica sottrazione e affascinante intuizione, in cui tutti possono riconoscersi, adulti e ragazzini, perché certe storie, in fondo, sono tanto universali da saper trascendere spazio e tempo.

 

Scialla! (Stai sereno)

 Regia: Francesco Bruni
Con: Fabrizio Bentivoglio, Filippo Scicchitano, Barbora Bobulova, Vinicio Marchioni

Roma. Un professore pentito che vive in pigiama, fa il ghost writer per personaggi noti come un'ex pornostar diventata propduttrice, Scialla, e dà lezioni private a studenti assenti e annoiati. Un ragazzino che non ha mai conosciuto suo padre, avido di vita ma non di istruzione. Una madre che rivela un segreto che metterà sottosopra le loro vite. Come affrontare i cambiamenti? La risposta è una, Scialla!, "stai sereno" nello slang romano. Che è poi anche il titolo dell'esordio dietro la macchina da presa dello sceneggiatore Francesco Bruni, accolto con lunghi applausi alla 68ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Una commedia dolceamara, non originalissima, che cita i fratelli Coen come i libri di Hornby, ma sa come conquistare.

 

Miracolo a Le Havre

Regia: Aki Kaurismäki
Con: Jean-Pierre Léaud,
Kati Outinen, Jean-Pierre Darroussin, André Wilms

Ottimismo disincantato, storie marginali ma universali, uomini comuni ma straordinariamente unici, quartieri microcosmo, fascino lo-fi. Non potete sbagliarvi siete nell'incantevole mondo di Aki Kaurismäki in una nuova incarnazione che ha lo stesso effetto delle precedenti: non si vuole abbandonarla. Protagonista di Miracolo a Le Havre è Marcel, ex scrittore diventato lustrascarpe ritiratosi in un angolo della cittadina francese sulla Manica, la cui vita – lavoro, moglie, bar – viene messa sottosopra dall'arrivo di un piccolo rifugiato africano che dovrà mettere al sicuro a Londra. Tra il balletto di dialoghi, sospetti e situazione, Kaurismäki mette a segno un altro colpo da mestro. Ricondando che la bontà non è cosa da poco. Anzi, richiede un certo coraggio.

 

 


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