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Immagini in movimento... speciale Summer 2011. Se l'ozio vi fa compagnia e avete una gran voglia di trascorrere le serate incollati al divano, Suitecasemagazine.com ha preparato il palinsesto perfetto. Voi portate i popcorn...

 

 

Paris Je T'Aime

Regia: Jean-Luc Godard, Gus Van Sant, Agnès Jaoui... - 2006
Con: Juliette Binoche, Natalie Portman, Steve Buscemi, Fanny Ardant

Per chi non è mai stato nella ville lumière, ecco un buon motivo per andarci. Anzi, diciotto buoni motivi, come i diciotto quartieri o arrondissement, che fanno da cornice ad altrettante piccole storie concentrate sull'amore, i suoi risvolti e le sue possibilità. Come il nostalgico incontro pre divorzio di una vecchia ex coppia nel Quartier Latin, la “violenta” pomiciata di due ragazzi sotto gli occhi di un turista americano nella metropolitane di Le Tuileries, il singolare incontro vampiresco al Quartier de la Madeleine o la danza “chimica” tra malviventi alla Porte de Choisy. I corti da sei minuti ognuno, ispirati da quel Paris Vu par di epoca Nouvelle Vague, è diretto da registi come Gus Van Sant, I fratelli Coen, Jean-Luc Godard, Agneès Jaoui, così come è infinita la lista degli attori: Natalie Portman, Elajah Wood, Gaspard Ulliel, Gene Rowlands, Sergio Catsellitto. Impossible non amarlo. (Allison White)


La notte dei morti viventi

Regia: George A. Romero - 1968
Con: Duane Jones, Judith O'Dea, Karl Hardman, Marilyn Eastman

Il più imitato, rivisitato, ma mai eguagliato, La notte dei morti viventi di George A. Romero è il film horror per eccellenza. E d'estate l'horror è per antonomasia una bibita ghiacciata che “allieta” le notti assediate dall'afa. Quando non ci sarà più posto all'inferno, i morti cammineranno sulla terra. E lo faranno mangiando e infettando i vivi, che a loro volta, in un'escalation di orrore e tragedia, porteranno l'umanità all'estinzione. Il film del 1968 è il capostipite di tutto quello che è arrivato a noi, e continua, fino all'ultima saga televisiva che da Romero ha avuto il beneplacito, The Walking Dead. Forte dell'interpretazione psicologica, la pellicola traccia un'umanità in declino e lascia poche speranze. Il tipico film delle notti d'estate, quando i palinsesti tv si scatenano e tirano fuori piccoli gioielli. (Valeria Jannetti)


Win Win

Regia: Thomas McCarty - 2011
Con: Paul Giamatti, Alex Schaffer, Amy Smart, Burt Young
 

D'estate di bei film al cinema non ne escono molti, si sa, ma quest'anno è bello sapere che c'è un'eccezione. Win Win, che ha come protagonisti due attori di enorme talento come Paul Giamatti e Amy Ryan ed è diretto da Thomas McCarthy, che nel tempo libero fa anche l'attore (per esempio la serie The Wire), ma ha già nel suo curriculum da regista un paio di film toccanti e originali (da recuperare The Station Agent del 2003). In questo Win Win Giamatti è un avvocato trafficone che fa anche l'allenatore di wrestling in una scuola superiore e un bel giorno si ritrova la vita incasinata da un vecchio che ha preso in custodia e la sua famiglia. Che conta un nipote adolescente “difficoltoso” e pieno di insospettato talento sportivo con cui nascerà una insolita amicizia. Una commedia un po' amara che cattura a prima vista. (Barbara Pantanella)

 

Tutti giù per terra

Regia: Davide Ferrario - 1997
Con: Valerio Mastandrea, Benedetta Mazzini, Caterina Caselli

“Perché hai ucciso tuo padre?” “Non gli andava giù Nietzsche”. “Ecco, guardateli i giovani di oggi, sono inquieti, sono irrequieti, sono violenti, sono capaci, come Walter, di uccidere il padre perché non gli piace un cantante rock!”. Si dice che non si esce vivi dagli anni 80. Sarà vero, ma per la mia generazione vale forse ancora di più il “non si esce vivi dagli anni 90”. E questo film, che trasuda anninovantismo da tutte le inquadrature, è un manifesto del come eravamo (come siamo?) che nasconde dietro la patina giovanilista l'inquietante verità di noi che mentre facevamo finta di studiare, lavorare, cazzeggiare, sotto sotto ce lo sentivamo, che non sarebbe andata a finire tanto bene. C'era già Berlusconi, e i CSI cantavano “non studio non lavoro non guardo la tv, non vado al cinema non faccio sport, io sto bene, io sto male io non so cosa fare non ho arte non ho parte”. (Ah, comunque fa ridere, eh). (Letizia Bognanni)

 

Punch-Drunk Love - Ubriaco d'amore

Regia: Paul Thomas Anderson - 2002
Con: Adam Sandler, Emily Watson, Philip Seymour-Hoffman

“Volevo chiederti una cosa visto che sei un dottore... A volte non mi piaccio. Mi aiuti?”. “Come posso aiutarti, Barry? Sono un dentista”. Ci sono tante ragioni per amare Punch-Drunk Love - Ubriaco d'amore, quella che, chissà per quale recondito motivo, viene comunemente considerata l'”opera minore” di Paul Thomas Anderson. Una è di sicuro quel personalissimo tocco (sur)reale nel raccontare la lenta e progressiva alienazione e de-umanizzazione della grande città, che sfocia attraverso singolari ossessioni, aggressioni e frustrazioni ma che allo stesso tempo viene squarciata dal bisogno di contatto umano. Un'altra è l'uso visionario e tecnicamente perfetto della macchina da presa, al cui fluttuare secondo diverse pulsioni corrisponde il commento sonoro di un musicista altrettanto visionario e tecnicamente perfetto come Jon Brion. Ma quella principale è un sorprendente e mai eccessivo Adam Sandler che, svincolato dalla commedia demenziale, conferma la "regola Jim Carrey": datemi materiale denso e profondo e vi solleverò il mondo! (Daniela Liucci)

 

 


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