Immagini in movimento
di Allison White
Crazy Heart
Regia: Scott Cooper Con: Jeff Bridges, Maggie Gyllenhaal, Colin Farrell, Robert Duvall
Inizia con un (in)consapevole riferimento a Il Grande Lebowski, Crazy Heart, il piccolo grande film di Scott Cooper, a torto definito il “The Wrestler in salsa country”: un Jeff Bridges trasandato, imbolsito e barbuto che entra in un locale ed esclama: “No, non un'altra sala da bowling”. Sul viso c'è qualche ruga in più, nel sangue troppo whisky e nell'anima il peso di un presente allo stallo, tra le mani chitarra e sigarette. Bad Blake, in fondo, non è Jeffrey Lebowski, ma una star decaduta della country music costretta a un pellegrinaggio a ritmo di honky-tonk tra locali infimi per la gioia di fan ormai attempati. Un uomo che non è più artista, che fa i conti con la mancanza di denaro, poche prospettive e la fama di un ex pupillo. Un outsider che sfida la vita con rassegnata pazienza, ma che trova il tempo di sorprendersi, innamorandosi e rimettendosi in pista. Un weary man, come dice la canzone che ne raccoglie lo spirito (scritta da T-Bone Burnett e Ryan Bingham), uno di quelli che hanno sparato tutte le cartucce a disposizione ma riescono ancora a dare un'altra possibilità ai loro pazzi cuori. Tutto intorno c'è Jeff Bridges, che suona, canta e incanta. Tanto da meritarsi il primo Oscar della sua vita.
Alice in Wonderland
Regia: Tim Burton Con: Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham-Carter, Anne Hathaway
Lasciate ogni speranza voi che entrate. La speranza di ritrovare la follia psichedelica e il nonsense a colori saturi dei libri di Lewis Carroll. Ma fidatevi ciecamente di Tim Burton e lasciatevi guidare nel suo universo notturno, fantasmagorico e oscuro. Alice non è più una bambina, ma una ventenne ribelle che sfugge a un destino già scritto ri-precipitando nel buco che la conduce a Sottomondo. E non è più un'eroina per caso, ma una prescelta con una missione ben precisa e una battaglia da combattere senza lasciare nulla al caso. Idea folle? Forse, ma in fondo “i matti sono sempre i migliori”.
Donne senza uomini
Regia: Shirin Neshat Con: Navíd Akhavan, Pegah Ferydoni, Orsolya Tóth, Shabnam Toloui
Quattro storie di donne nell'Iran delle contraddizioni. È il 1953 e le potenze dell'Occidente “libero” fomentano un colpo di stato ai danni di Mohammad Mossadegh, riportando al potere lo Scià e distruggendo la speranza mai sopita di un effettivo cambiamento. Quattro esistenze, in apparenza slegate l'una dall'altra per condizioni umane e sociali ma accomunate da un solo scopo: la fine della sottomissione e la rivendicazione dell'indipendenza. Ispirata dall'omonimo romanzo di Shahrnush Parsipur, l'artista visuale e regista Shirin Neshat offre un ritratto a tutto tondo dell'universo femminile iraniano, grazie anche all'ottima fotografia e alla immaginifica colonna sonora di Ryuichi Sakamoto.
Appuntamento con l'amore
Regia: Garry Marshall Con: Julia Roberts, Bradey Cooper, Jennifer Garner, Shirley McLaine
Il “massacro di San Valentino” secondo Garry Mashall. Ovvero una serie di avventure e disavventure amorose con il loro carico di illusioni, aspettative e amari risvegli nel giorno più dolce dell'anno. C'è il soldato Kate che torna a Los Angeles e in volo incontra il neo-single Holden, l'insegnante d'asilo Julia che s'innamora di un medico sposato, una vecchia coppia che apre gli armadi e fa uscire vecchi scheletri e un fioraio che vuole rimangiarsi una proposta di matrimonio. Zuccheroso e prevedibile quanto basta, leggero, liberatorio e capace di far sorridere, Appuntamento con l'amore aspira a essere il Love Actually a stelle e strisce. Con scarsi risultati.
Il profeta
Regia: Jacques Auidiard Con: Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Gilles Cohen
Il Profeta è un thriller classico, ambientato in una prigione francese, dura, popolata da personaggi senza possibilità di riscatto, da leggi brutali, lontana anni luce da quelle un po' stereotipate a cui ci hanno abituato certe serie TV americane. Ma Il Profeta è sopratutto la storia di Malik diciannovenne arabo alle prese con la durezza del carcere, con le sue lotte intestine per il potere e i suoi boss. Una storia piccola e personale che finisce per abbracciare una missione più grande, quella di illustrare come il confine tra necessità di sopravvivenza e scelte azzardate sia molto labile e come la corruzione morale sia un male che germoglia in ogni tipo di “terreno”.
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