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di Barbara Pantanella

 

Girls – Father, Son, Holy Ghost (Tru Panther ounds)

La vita di Christopher Owens, oggi leader della amatissima band Girls, è cosi incredibile da sembrare inventata. Cresciuto prigioniero della setta dei Children of God e poi Family International, che abusava sessualmente dei suoi membri, ha visto la madre costretta a prostituirsi e spesso coinvolta in episodi violenti, e ha visto suo fratello morire perché la setta gli proibiva di ricorrere alle cure mediche di cui aveva bisogno. Dopo un periodo trascorso in Giappone è scappato in America, vivendo per la strada e drogandosi di qualunque cosa. A salvarlo da una vita miserabile è stato l'incontro fortuito con un miliardario che gli ha fatto un po' da mecenate. Ed è diventato un musicista di successo. Tutto vero, tutto – più o meno, viste le condizioni di vita precarie – documentabile. Perfino in un film una storia del genere sembrerebbe esagerata, ed ecco perché intorno a Owen, incrocio tra Kurt Cobain e un personaggio dei film di David Lynch, si è creata una curiosità enorme. Anche perché non c'è solo il gossip a rendere interessante il progetto Girls, è che la musica è altrettanto interessante. Il loro pop di stampo californiano, a tratti psichedelico, è scintillante, solare, ma mai stucchevole. I Girls adorano crogiolarsi nelle melodie più dolci senza mai diventare superficiali e zuccherosi. È musica per chi ama la vita, la loro, e forse non c'è nessuno in grado di trasmettere questo genere di emozioni quanto uno che ha vissuto ai limiti come Owens.


 

St. Vincent – Strange Mercy(4AD)

La musica di Annie Clark ha un fascino ammaliante ma sfuggente. Sensuale ma allo stesso tempo deliziosamente naive. Un momento sembra che stia per intonare candidamente Over The Rainbow, e quello successivo si cala in atmosfere sinistre e prende a parlare di sesso sadomaso. Canta come una sirena, che a tratti incanta e a tratti irrita. Nel suo mondo nulla è  stabile, tutto si muove come in un girotondo che porta da vette paradisiache al fuoco degli inferi. È una musicista e una donna complicata, Annie, e per questo affascinante come poche altre sanno esserlo.

 

Jeff Bridges – Jeff Bridges (Blue Note)

Non sarà l'album più innovativo del secolo, ben radicato com'è nella tradizione americana, ma come si fa a ignorare un disco realizzato da “The Dude”? Non ci sono sorprese, non ci sono grandi invenzioni e colpi di genio, ma ci piace perché è un album di Jeff Bridges come uno se lo aspetta: cantato con voce vellutata, sexy ma che allo stesso tempo non si prende mai veramente sul serio. E fortemente tinto di country-folk, di malinconia e riflessione, quasi a ricordare il ruolo del tormentatissimo Bad Blake di Crazy Heart che gli ha regalato un Oscar.

 

CSS La Liberacion (V2/Cooperative Music)

Al loro debutto il gruppo brasiliano dei CSS era quasi rivoluzionario nella sua capacità di unire un irresistibile elettro pop a ironia graffiante e intelligente. A partire da quel nome, acronimo di "cansai de ser sexy", ovvero "stufa di essere sexy", frase pronunciata dall'onnipresente Beyoncé. Oggi, il quintetto di San Paolo sembra aver perso un po' di smalto e di capacità di graffiare, ma sicuramente l'ascolto dell'album è un ottimo preludio ai loro live show, che sono come sempre tra i più divertenti a cui possa capitare di assistere.


The Rapture In The Grace Of Your Love (DFA)

Il titolo (e anche il nome della band, a dirla tutta), sembrano rimandare a musica di stampo religioso. In realtà l'unica vera religione dei The Rapture è probabilmente la new wave degli anni 80, che continua a dominare il loro sound. Il dancefloor potrebbe essere la loro altra religione. A tratti si ribellano al loro Dio, avventurandosi in territori musicali inesplorati, lontani e liberi, ma alla fine tornano sempre a casa come il figliol prodigo. Ma attenzione, anche se vi sembra che la pista da ballo sia la solita, nota dopo nota, movimento dopo movimento, non riuscirete più a staccare i piedi dal pavimento.

 

 

 

 

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