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The Internet – Purple Naked Ladies (Odd Future)
Dietro il bizzarro nome di The Internet (che è anche poco pratico, specialmente quando lo si cerca su Internet) ci sono Syd Tha Kyd e Matt Martians degli Odd Future, detti anche OFWGKTA, il collettivo hip hop di Los Angeles più amato e più odiato dell'ultimo anno. Gli Odd Future sono brutti e cattivi, sputano liriche piene di odio e violenza e hanno travolto come uno schiacciasassi tutto il mainstream dell'hip hop, tornando a un suono puro e duro. Sono fantastici, in poche parole, perché sono controversi ma anche talentuosi e sicuri di sé. Tra tutti i membri degli Odd Future spicca naturalmente la superstar Tyler The Creator, ma ora sembra arrivato il momento di far splendere anche qualcun altro: come una sorta di spin-off quindi arriva il progetto di Syd Tha Kyd, l'unica donna del collettivo, che insieme a Martians ha creato questo Purple Naked Ladies. La novità è anche nel fatto che per la prima volta The Internet fa emergere il lato R&B e soul del collettivo, quello sexy e groovy, senz'altro molto più femminile e notturno, ma anche più commerciale e mainstream. Nonostante le pose da dura (i testi di Cocaine e C*unt, per esempio), Syd è un classico talento R&B e la sua voce vellutata e sensuale è fatta apposta per cantare di tormenti d'amore e notti bollenti. Di certo non avrà lo “shock value” degli altri lavori degli Odd Future, ma ha il pregio di far emergere un lato nuovo e ancora inesplorato del gruppo.
Maccabees – Given To The Wild (Fiction)
I Maccabees sono una indie band inglese che non ha ancora avuto un successo stellare e probabilmente neanche lo avrà mai. La colpa è almeno in parte di tutti quelli che in Inghilterra li paragonano, sbagliando, ai Coldplay: rispetto ai loro famosi colleghi infatti i Maccabees sono molto più divertenti, autoironici e soprattutto meno pomposi, il che basta già a farceli amare. Se ciò non bastasse, provate ad ascoltare questo Given To The Wild, un mix di ispirazoni e intuizioni, condensato in un indie rock classico, epico, meno pop delle sue versioni precedenti e ambizioso. A volte anche troppo, ma di sicuro impatto emotivo.
The Big Pink – Future This (4AD)
Future This è l'album perfetto per combattere la sonnolenza e il grigiore di Gennaio: è pop con venature electro, energetico quanto basta, pieno di entusiasmo, che richiede di essere ascoltato e assorbito senza impegno eccessivo. Gli inglesi The Big Pink sono così, fanno belle canzoni ma senza starci a pensare troppo su, buttandoci ogni tanto anche un tocco di hip-hop tanto per fare casino, qualche riferimento alla pop culture (il titolo richiama una pubblicità di skateboard degli anni Ottanta), una buona dose di riferimenti vintage e tanto inconsepvole entusiasmo. Sono giovani, lasciamo che si divertano.
The Weeknd – Echoes Of Silence (self released)
Echoes of Silence non è un vero album, ma un EP che The Weeknd ha reso disponibile gratuitamente sul suo sito. Di album “veri” non ne ha ancora pubblicati, ma nonostante questo è riuscito a diventare un fenomeno in brevissimo tempo. A partire dalla sua versione di Dirty Diana di Michael Jackson è chiaro chi sono i suoi punti di riferimento: The Weekned però prende l'R&B classico e lo trasforma in qualcosa di nuovo. Aggiungendo qui e lì un po' di visioni post-punk, qualche guizzo industrial, una distaccata ma perfetta confidenza pop e una produzione perfetta, eppure mai troppo prevedibile.
Guided By Voices – Let's go Eat The Factory (Guided By Voices)
Da sempre i fan dei Guided By Voices hanno dovuto rassegnarsi al fatto che le canzoni sono bellissime ma durano sempre troppo poco: finiscono appena si inizia a divertirsi. Come quelle feste che bisogna abbandonare quando cominciano a entrare nel vivo. Anche questo album, come ci hanno abituati i GBV, è tutto un collage di frammenti, di spezzoni che sembrano canzoni scritte e abbandonate a metà, messe apposta per scatenare la voglia di averne di più. Un concentrato di garage-rock lo-fi, misto a folk oscuro, inflessioni pop e corpose ballad per pianoforte, che intriga, e riporta la band di Dayton ai fasti del passato.
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