Suoni: Marzo 2009 PDF Stampa E-mail

 

Sintonizzati sulle frequenze giuste

 

di Barbara Pantanella

 

SIA - Some people have real problems - Universal

 Se la voce di Sia non ci suona così familiare, è perché l'abbiamo già sentita nei singoli più famosi degli Zero 7 come Destiny o Distractions. Sia Furler è stata vocalist di lusso per la band inglese mentre tentava di ricavarsi un posto tutto suo nel mondo della musica. Per tanti anni la cantante australiana ha fatto la proverbiale gavetta, debuttando con il suo primo album solista nel 1997 e continuando, tra una vicissitudine e l'altra e qualche singolo di successo come Breathe me (diventato famoso dopo essere stato utilizzato nella serie TV di culto Six Feet Under e poi utilizzato anche dalla Coca Cola), a pubblicare dischi fino al più recente Some people have real problems. Un album ricco di canzoni memorabili come Soon we'll be found, The girl you lost to cocaine, Buttons e Day too soon, affiancate anche da video musicali pieni di inventiva e di originalità. All'album hanno partecipato anche personaggi come il musicista Beck (che canta con lei in Academia), l'attore Giovanni Ribisi e perfino Puma, il cane di Sia. Diventata personaggio di spicco della musica indipendente grazie al lavoro di una vita, Sia ha però fatto presto a fare il grande salto nel mondo dei “grandi”. Christina Aguilera infatti ha subito deciso di sfruttare il suo talento, e ha inciso per il suo nuovo album quattro tracce scritte per lei da Sia. Capace di creare atmosfere malinconiche e sognanti con la sua musica, Sia è comunque un'intrattenitrice nata – basta vedere la passione con cui recita nei suoi video! – e le piace divertirsi: per capirlo basta fare un salto sul suo sito ufficiale siamusic.net per vederla saltellare vestita in improbabili costumi da Superman, da pirata o da fungo gigante!

 

Morrissey - Years of Refusal - (Polydor/ Decca)

Sempre diverso e sempre uguale a se stesso: è una caratteristica comune a Morrissey e a tante altre grandi voci della musica pop che hanno una voce e uno stile inconfondibile. Che continuano a pubblicare dischi in cui sentono il dovere di gratificare i fan di lunga data ma anche di mostrare una necessaria maturazione. In questo nuovo album Morrissey sembra proprio dibattersi tra questi due estremi, restando inconfondibilmente se stesso in brani come il singolo I'm throwing my arms around Paris o regalandoci un'affascinante ballata introspettiva e sorprendente come You were good in your time. Per il resto, il disco non deluderà i fan, soprattutto quelli che non irritano facilmente per la autoreferenzialità e per i lamenti dell'eterno adolescente Morrissey.

 

 

Neko Case - Middle Cyclone - (Anti)

Il nuovo album di questa star della musica indie rock è una garanzia per chi già la conosce e la apprezza. Certo, un po' di voglia di avventura non avrebbe guastato, ma Neko è fatta così, le piace rivestire, rifinire e arrangiare le sue canzoni malinconiche e dal sapore country con precisione maniacale. Non lasciatevi ingannare dalla cover dell'album, su cui la rossa Neko veste i panni di una moderna amazzone armata di una lancia sul cofano di una aggressiva macchinona. Lei non è né Courtney Love né Peaches, non aggredirà le vostre orecchie con urla e parolacce e nell'album non c'è traccia del ciclone citato nel titolo. Middle Cyclone consola, conforta e accompagna dolcemente l'ascoltatore in tutta sicurezza, lontano dalle intemperie.

 

 

Chris Cornell - Scream - (Interscope/Universal)

Parlare male di questo album vuol dire sparare sulla Croce Rossa, viste le durissime critiche che ha ricevuto ancora prima di essere pubblicato. Non è piaciuta l'idea che Chris Cornell, ex leader della storica band grunge dei Soundgarden e quindi paladino, negli anni '90, del rock senza compromessi, abbia deciso di realizzare un album con Timbaland, famosissimo produttore di tutti i vari Justin, Christina e Britney che impazzano su MTV. Ma che senso ha oggigiorno dare del “venduto” al povero Cornell? Avrà pure il diritto di tentare nuove strade. Prendiamocela piuttosto con Timbaland. Capace di sfornare dischi dall'impatto devastante, che hanno lasciato l'impronta nella musica pop, ha riservato al povero Cornell gli scarti, rifilandogli una produzione piatta e sciatta che deprime ulteriormente canzoni già in partenza non esattamente brillanti.

 

 

U2 - No line on the horizon - (Universal) 

Se il singolo Get On Your Boots, vi ha fatto urlare di orrore lasciandovi immaginare Bono e soci come vecchie rockstar decadenti e gaudenti, impegnati a essere ostinatamente rock quando il fisico ormai non regge più, fate un passo indietro. No line on the horizon, per chi aveva accolto con rassegnata passione i due dischi precedenti, dimostra che qualche passo falso non vuol dire fine. L’ispirazione, almeno nelle intenzioni, arriva direttamente dai Led Zeppelin (l’hard rock di Stand Up Comedy ne è l’esempio più lampante), per arricchirsi man mano di influenze world (Fez-Being Born), autocitazioni (White As Snow), meditazioni ambient (Cedars of Lebanon) e rock, nel senso più classico del termine. Non sarà un album memorabile –  in fondo i quattro di Dublino non hanno più nulla da dimostrare –  ma si consuma velocemente lasciando una diffusa sensazione di benessere.