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Immagini in movimento. Playlist vacanziera di film usciti "altrove"...

di Allison White 

 

Synecdoche, New York

Regia: Charlie Kaufmann, 2008
Con: Philip Seymour-Hoffman, Catherine Keener, MIchelle Williams, Diane Weist

Partiamo con ordine. La sineddoche è una figura retorica che consiste nel conferire a una parola un significato più o meno esteso di quello che normalmente le è proprio. Tra le dita di un talento folle come Charlie Kaufmann, l'estensione diventa inevitabilmente dilatazione, e la Grande Mela diventa sinonimo di opportunità mancante. Almeno per lo sfortunato Caden Cotard, autore teatrale abbandonato da moglie e figlia, tormentato da una misteriosa malattia, costantemente depresso e in preda a strane psicosi. Con il denaro di un premio vinto decide di mettere in scena uno spettacolo grandioso, la sua vita racchiusa in un magazzino in cui realizzerà una replica di New York in scala 1:1. In un folle e surrealsta gioco di rimandi, simbolismi, ripetizioni, ossessioni, moltiplicate all'infinito, l'una dentro l'altra come matrioske. Synecdoche, New York è Kaufmann al cento per cento. Per la prima volta dietro la macchina da presa, non pone limiti alla sua cervellotica immagizione, ai sentieri impervi scelti perché i suoi personaggi trovino la propria identità, al latente cinismo mascherato da sfortuna, all'ironia peculiare destinata a sfatare millenari miti come la classica ricerca della felicità. È un film complesso, certo, destinato a mettere a dura prova anche i cervelli più allenati, tanto da aver spaventato i distributori. Che pure avevano avuto il coraggio di regalare un'opera altrettanto complessa, come Il ladro di orchidee.

 

 

Blue Valentine

Regia: Derek Cianfrance, 2010
Con: Ryan Gosling, Michelle Williams,
Mike Vogel, Faith Wladyka

Il 2011 è stato l'anno ufficiale di Ryan Gosling. Acclamato dalla critica (in particolare per il suo glaciale stuntman/pilota di Drive), adorato dalle riviste patinate, decretato dalle donne l'uomo più sexy vivente (in barba alle classifiche di People), richiesto da registi sia per pellicole indie che per blockbuster. Eppure, tutta la fama del mondo non è riuscita a sdoganare, almeno nel Bel Paese, un promettente film – nominato agli Oscar e ai Golden Globes per le interpretazioni – come Blue Valentine, in cui recita accanto a un'altra stella in ascesa, Michelle Williams. I due interpretano una coppia che si incontra, si scontra, si ritrova, si riallontana, due combattenti che fanno i conti con il tempo e le sottili sfumature di un rapporto a due. In un alternarsi di forte passione, rabbia, dolcezza e recriminazioni che ricordano i migliori lavori di John Cassavetes. Prima o poi arriverà!

Phoebe In Wonderland

Regia: Daniel Barnz, 2009
Con: Elle Fanning,
Felicity Huffman, Patricia Clarkson, Bill Pullman

Un film che non vi hanno fatto vedere per... non prendere parte al sondaggio "Elle o Dakota?". Se comunque credete sia impossibile scegliere tra le due piccole dive di casa Fanning, Phoebe In Wonderland, esordio dello scrittore e regista Daniel Barnz, vi toglierà ogni dubbio. Elle, la "piccolina" che tutti hanno apprezzato anche in Somewhere di Sofia Coppola, ha decisamente una marcia in più. La sua Phoebe, bambina di nove anni con disturbi comportamentali e una spiccata fantasia e capacità di astrazione dal mondo reale, costretta ad affrontare a suo originalissimo modo il concetto di diversità, è così vera, possibile, umana che è inevitabile non cedere al suo incanto. Così come a quello di una pellicola che unisce favola, conflitti, lacrime e sorrisi in un perfetto indie dramedy.

 

American Splendor

 Regia: Shari Springer Bergman, Robert Pulcini; 2003
Con: Paul Giamatti, Hope Davis, Harvey Peckar, James Urbaniak

Citazione (in)colta: la vita è un fumetto o i fumetti aiutano a vivere meglio? Non lo sa Harvey Pekar l'autore, archivista di Cleveland diventato una figura di culto nel mondo dei comics americani. Non lo sa l'Harvey Peckar, protagonista di un fumetto, American Splendor, ispirato alla vita del suo creatore. E non lo sa Harvey Peckar cinematografico (un sempre perfetto Paul Giamatti, ormai una garanzia di qualità (l'Unesco dovrebbe dichiararlo patrimonio dell'umanità...). Tre espressioni di una stessa personalità uguali ma diversi, complementari e dissonanti allo stesso tempo, ugualmente ciniche e scorbutiche che sanno elevare ad arte l'uomo comune, l'apparente mediocrità, la routine e tutto ciò che le gravita attorno. Anche in un affascinante biopic, narrato per capitoli, ironico, malinconico e irriverente.

 

Medicine For Melancholy

Regia: Barry Jenkins, 2008
Con: Wyatt Cenac,
 Tracey Eggins, Elizabeth Acker, Melissa Bisagni

Dopo una notte trascorsa insieme, la placida Jo e l'esuberante Micah trascorrono insieme il giorno seguente, tra chiacchiere, riflessioni sul mondo, sulle loro vite e la loro condizione di outsider afroamericani, in una realtà che lega la cultura di nicchia inevitabilmente ai bianchi, sullo sfondo di una meravigliosa San Francisco, i cui colori perdono in saturazione ma non in brillantezza. Chi pensa a Prima dell'alba di Richard Linklater non sbaglia, ma non deve fare l'errore di fermarsi alla prima, immediata analogia. Medicine for Melancholy è più sottilmente un film di protesta, di critica sociale, di pensieri in libertà che hanno lo scopo di dare voce a più insofferenze delle giovani generazioni e di manifestare il loro icontenibile bisogno di rottura.

 

 


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