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Letture per viaggiare o per sognare...
di Daniela Liucci
Gary Shteyngart – Storia d'amore vera e supertriste (Guanda)
Chi ha già letto Il Manuale del Debuttante Russo e Absurdistan sa già – nei limiti dell'(im)prevedibile – cosa aspettarsi. Chi non ha mai sentito parlare di Gary Shteyngart si prepari a una travolgente e rocambolesca serie di tragicomici eventi e a... ridere. Perché, a dispetto del titolo e di un ambientazione tetro-futuristica, Storia d'amore vera e supertriste è satira pura e sferzante. Quella di un mondo contraddittorio, aspirazionale, proiettato verso il raggiungimento dell'immortalità e di una coolness misurata da dispositivi elettronici. E dotato di un improbabile eroe, il trentanovenne di origine sovietica Lenny Abramov, cicciottello e sfigato, irriducibilmente “vintage” e romantico senza speranze, che incontra l'amore per caso, rivoluzionando, non senza ostacoli e imprevisti, la sua vita. Con una scelta dcisa mente in contro tendenza.

Sam Lipsyte – Chiedi e ti sarà tolto (Minimum Fax)
Milo Burk è il tipico medioman americano: incastrato in un lavoro che gli interessa poco, raccogliere fondi per un'anonima università, con una moglie sulla via del disinteresse fisico e un bambino di tre anni in fase di scoperte, una media dipendenza dal porno e domande senza risposte. Un pezzo minuscolo di un ingranaggio ben oliato. Che s'inceppa, improvvisamente, quando un licenziamento riapre i giochi, portandolo in un mondo completamente ribaltato e non per questo migliore. Lipsyte diverte e ammonisce con una dark comedy, satirica, ritmata, volta a mettere in luce l'oscuro lato B del mondo del foundraising così come la fallibilità umana. E ci riesce così bene da inquietare. Se questo è il mondo, non è affatto un bel posto.
Salvatore Scibona – La Fine (66thand2nd)
Non capita spesso che il “severo” e snobetto New Yorker ti selezioni tra i più grandi autori di lingua inglese sotto i 40 anni. È un privilegio spettato, nel tempo, a pochi eletti come Jonathan Franzen e David Foster Wallace. La ragione dell'ambito riconoscimento risiede in La fine, esordio di Salvatore Scibona, trentacinquenne italo-americano. Un'epopea che parla di immigrazione, radici e incroci sociali che, una prosa ricca di immagini e tradizioni italiane filtrate dalla scoperta del Nuovo Mondo, riesce a far andare avanti e dietro nel tempo, nei primi decenni del XX secolo, ancorandola a un luogo e un giorno preciso: Elephant Park, il “ghetto” italiano di Cleveland, il 15 agosto del 1953, giorno in cui comincia l'invasione afroamericana del quartiere. Nel mezzo, caduti in Corea, processioni, fornai in lutto, ostetriche improvvisate, adolescenti confuse, panettieri e una coloratissima umanità.

Giorgio De Rienzo – S.O.S. Lingua (Kowalski)
Da quando in TV impazza un certo modo di vomitarsi addosso parole, spesso senza senso, per il puro gusto di annichilire l'oratore avversario; da quando la comunicazione 2.0 richiede assoluta sinteticità e impone l'apprendimento di raffinate tecniche di risparmio caratteri, la lingua italiana è diventata un'opinione. Se aggiungiamo l'uso indiscriminato dei condizionali, la poca cura dei congiuntivi e la piaga dell'asolutamnete-si-assolutamente-no, l'idioma nazionale è destinato a diventare lingua morta come il latino. A evitare la catastrofe ci pensa, con zelo e un pizzico di ironia, Giorgio De Rienzo, giornalista, linguista e critico letterario del Corriere della Sera, rispolverando regole dimenticate e accompagnando il lettore per la mano verso la via d'uscita dalla terra degli errori.
Orly Castel-Bloom – Textile (Atmpsphere Libri)
Saga storica, satira sociale, solitudine, tradizione ed estremo bisogno di occidentalizzazione segnano la vita della famiglia Gruber, borghesi di Tel Aviv i cui successi sono inversamente proporzionali alla personale felicità. Irad è lo scienziato chiamato a salvare il mondo dal terrorismo con un'invenzione dalla portata rivoluzionaria. Mandy, sua moglie, dirige un'azienda tessile ed è ossessionata dalla chirurgia estetica. I loro figli, Lirit e Dael seguono indifferenti le loro strade. Fino al momento della morte di Mandy che scatena tutte le loro frustrazioni, ossessioni, compulsioni e desideri reconditi. Orly Castel-Bloom traccia un ritratto forte e pungente della società israeliana, del suo rapporto con il mondo occidentale, delle sue contraddizioni e della sua crescente alienazione.
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