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Per pochi o per tutti? Viaggio nelle Twitter Novels, un mondo in (lenta) evoluzione
di Silvia Fossati
Accadde in Giappone. Era il “lontano” – in termini di sviluppo dell'interazione 2.0 – 2007 e le keitai shousetus, mini romanzi per cellulare scritti a colpi di sms, divennero il caso editoriale dell'anno. Un caso anomalo: prima ancora dell'ebook la letteratura, o quantomeno un tentativo di fare letteratura, abbandonava la carta per scegliere un formato immateriale e la sintesi. Con l'avvento di Twitter, il fenomeno si è evoluto, generando profitti e rendendo star della scrittura anche adolescenti iperattivi con il dito perennemente incollato alla tastiera del proprio smartphone. Sarà che i nipponici sono abituati al fascino sintetico degli Hiaku, ma questa nuova forma di letteratura calza loro a pennello rispondendo a un criterio quasi zen: riportare il linguaggio alla sua pura essenza. Lo stesso non può dirsi per il mondo occidentale, dove le Twitter Novel, e la twit-literature sono ancora strani esperimenti che stentano a decollare. Forse perché in una società abituata a sciupare e sprecare fiumi di inutili parole per concetti basilari, la brevità diventa un nemico da debellare. Eppure c'è chi non si arrende e decide di provare a sintonizzare il proprio linguaggio con il mutare dei tempi.
Ispirazioni e (meta)narrazioni
Matthew Richtel, reporter del New York Times ha adoperato gli arcinoti cinguettii per un thriller o twiller – per usare le sue parole – in real time. La storia? Un uomo si sveglia in un luogo remoto tra le montagne del Colorado, in preda a una totale amnesia con il sinistro presentimento di essere un assassino. La sua unica arma per scoprire la verità è un telefono cellulare che gli consente solo un accesso a Twitter, che userà come una porta sul mondo. E Mr. Richtel è in buona compagnia. Il suo collega Nick Belardes, giornalista e scrittore, dopo il discreto successo di @smallplaces, romanzo semiserio “su uffici e scarafaggi”, è già pronto al lancio di una nuova avventura letteraria, la sua seconda twit-novel @bumblesquare. Per gli amanti dei classici @goodcaptain di Jay Bushman, romanzo breve ispirato dal Benito Cereno di Herman Melville è una lettura interessante. Chi, invece, preferisce l'ironia sottile, può dare una sbirciatina a The Falcon Can Hear The Falconer di Brandon J. Mendelson. Ancora in corso l'esperimento del giornalista Doug Sovern, TweetHeart Novel, storia di una giovane clochard di Berkeley, California, in lotta con una vita difficile. In termini di seguito, i risultati non sono ancora paragonabili a quelli giapponesi, tanto che da più parti si comincia a guardare a questi romanzi di 140 caratteri, più che a un fenomeno di massa, come a un genere di nicchia. Per molti, ma non per tutti.
Istruzioni per l'uso
Fatto salvo il limite imprescindibile di battute, regole ferree da seguire per cimentarsi nella scrittura di una twit-novel, non ce ne sono. È un genere giovane, molto giovane, in evoluzione e ancora poco usato per generare sia manuali d'uso che elevati profitti per gli autori. Tutto è ancora in via di definizione. A dispetto della grande democraticità del mezzo. Una delle prime linee guida, tuttavia, potrebbe essere la seguente: distinguere sempre tra storie nate per essere narrate attraverso Twitter e storie per cui il social network è solo una forma di pubblicazione, come nel caso dello scrittore americano Matt Stewart il cui The French Revolution, 250 pagine stampate e rifiutate da innumerevoli editori, è finito su Twitter in 4 mila aggiornamenti da 140 caratteri. Come lo stesso Brandon J. Mendelson suggerisce, bisogna infatti dimenticare i criteri della scrittura 1.0, buttare via i manoscritti in senso classico e cancellare il concetto stesso di manoscritto, creare una sorta di diario di bordo diviso per scene, organizzare il tempo, consci della possibiltà di usare una narrazione in real time, ed esplorare nuove possibilità. È fondamentale, inoltre, lasciare che il lettore entri nel romanzo, postando tutti gli elementi utili, foto, luoghi visitati dai personaggi, e assicurandosi che ogni singolo tweet faccia progredire la storia. Sconsigliato pubblicare più di cinque post al giorno. Un aiuto per organizzare i tempi viene da prezionsi alleati come: HootSuite, Twuffer e TweetLater. Infine, è cosa buona e giusta, nonché vantaggiosa, creare un rapporto diretto con i lettori, magari realizzando un blog o un sito in cui avvertirli degli aggiornamenti, notificare i nuovi “capitoli” e lasciar loro spazio per commentare. E sperare che il passaparola aumenti i follower.
Dalla narrativa alla “cronaca”
La twit-literature vi lascia un po' freddini e poco coinvolti? Credete che l'estrema sinteticità renda impossibile individuare con precisione i talenti letterari del futuro? Appartenete di sicuro alla moltitudine di “nuovi” lettori convinti che Twitter, limitato per la fiction, sia invece una grande risorsa per la cronaca. La brevità chirurgica sta alla cronaca come la panna su una tazza di cioccolato caldo. La riscalda, la rende ricca di sapore e gusto. Almeno secondo i papà dell'universo cinguettante, Jack Dorsey e soci che, in un picco di autoreferenzialità ed egocentrismo, hanno creato Twitter Stories, una raccolta di testimonianze sui tweet che hanno cambiato la vita agli internauti. Da semplici inviti a cena di celebrità, a messaggi motivazionali, a richieste e offerte d'aiuto, si compone un grande mosaico di favole (e leggende) contemporanee che allietano l'esistenza. E aprono la strada a una nuova, forse più immediata, forma di racconto. Finendo per essere, loro malgrado, anche un'inestimabile fonte d'ispirazione per twit-novelists e aspiranti tali.
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