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Tipi da web. Guida ragionata all'arte del commento...
di Silvia Fossati
La vita sul web è un'esperienza tanto affascinante quanto, alla lunga, estenuante. Da quando ognuno ha preso la sana abitudine di affidare la propria vita, in ogni minimo aspetto, ai social media si è perso il senso della misura e si sono moltiplicati gli effetti collaterali. La rete intrappola una serie di strani soggetti: nevrotici, paranoici, insicuri cronici, ansiolitici, mutanti, bugiardi patologici, simpatici trasformisti. Le identità si confondono, si inventano e tutto appare tanto irreale quanto temibile. Internet diventa come una buia foresta in cui l'agguato è dietro l'angolo. Ma è anche vero che, come afferma David Thorne, autore del blog 27bslash6.com e del libro The internet is a playground. Irreverent correspondences of an evil onilne genius (Tarcher, 2011), Internet è un grande parco giochi, e allora tanto vale giocare senza troppe pretese sociologiche. E se lui ha certosinamente raccolto le mail più strane che gli sono arrivate dallo spam, all'insulto, all'errore, rispondendo a tutte e iniziando delle esilaranti catene, noi abbiamo indossato lo spirito un po' nerd dell'acuto osservatore silenzioso (e dell'aspirante sociologo), e ci siamo perse nel mare vasto del commento duepuntozero. Dove nuotano pesci davvero strani...
Lo sprinter
Non importa cosa abbia appena letto, ammesso che lo abbia letto. Non importa l'argomento, la dissertazione, la succosità dello scoop o la tragicità di una notizia. L'importante è battere tutti sul tempo. Il fondamentale contributo all'umanità e all'interattività è sintetizzato in un laconico quanto infruttuoso commento: “primo”, “secondo”, a volte “terzo”. Estrema e vacua sinteticità sono il massimo del mezzo espressivo di questo soggetto, che invece deve avere concentrato i suoi sforzi su un rigoroso programma di allenamento per le dita. D'altronde, quando la più grande aspirazione nella vita è entrare nel Guinnes dei primati per velocità nella digitazione, forma e sostanza passano necessariamente in secondo piano. Il senso di tutto ciò? Chi riesce a trovarlo – e a capire cosa mai potrà vincere il “primo” commentatore – ci faccia un fischio.
L'attaccabrighe per diletto
Ha il fiuto di un segugio e va a caccia di maleducati multimediali, spammatori seriali, fastidiosi troll e provocatori vari. A volte ha solo voglia di sfogarsi, producendosi in futili insulti, altre volte si diverte a cercare facili bersagli per sommergerli con le sue presunte verità assolute. Il più delle volte ha solo bisogno di sfogare le sue frustrazioni. Afferma sempre con grande astuzia di conoscere l'identità del suo interlocutore, per infiammare le discussioni e seminare il terrore. Il più delle volte bluffa e prende a caso parole di grande impatto come “indirizzo IP”, “cronologia” e “log-in”, combinandole a seconda del gusto personale per creare strabilianti effetti pirotecnici. Se lo incontrate, fuggite. O ignoratelo. Gli farete molto più male.
Il segugio nerd
Attenti a non pestargli i piedi. Vi darà l'impressione di poter bussare alla vostra porta in un nanosecondo per disintegrarvi cancellandovi dalla faccia della terra. O, più realisticamente, di intrufolarsi nel vostro PC e liquefare ogni singolo dato (è sempre consigliato eseguire un backup e salvare su apposito supporto esterno tutti i vostri preziosissimi file). È il poliziotto del commento. Si espone in maniera sempre garbata e misurata ma tende ad abusare di acronimi vari giusto per mettervi alla prova. Attrezzatevi di vocabolario e imparate il significato dei cari IMNSHO, TBH e SFETE, giusto per non farvi cogliere alla sprovvista. E, soprattutto, attenti alla netiquette, le cui regole vanno mandate a memoria come le tabelline: al primo errore, infatti, sarete subito redarguiti. Perché, da che mondo è mondo, ignorantia legis non excusat.
Lo scrittore frustrato o il puffo quattrocchi (intercambiabili a piacere)
La prima specie soffre di una costante afflizione da insuccesso condita da maniacale ed estenuante ricerca della grande occasione. Seleziona testate, blog e siti in cui pare facciano veloci apparizioni scrittori, editori e giornalisti e quando non critica il contenuto dell'articolo letto, che per lui avrà sempre qualche orrendo difetto – che sia una virgola, un accento o un errore di digitazione – commenta con un asciutto link alle sue opere, preceduto da slogan altisonanti come “a questo proposito qui ci sono punti di vista interessanti”. Nel novanta per cento dei casi vi toccherà leggere i suoi racconti e le sue poesie e a lui, convinto delle proprie potenzialità e soprattutto di quelle dell'autopromozione, rimane la speranza che a furia di postare link invitanti prima o poi qualcuno lo prenderà in seria considerazione. La seconda specie, più irritante, ha il dono della scienza infusa e della tuttologia spinta. Non c'è argomento su cui non abbia un'opinione forte, non c'è materia in cui non sia esperto, non c'è argomento che non abbia studiato a fondo. Nessuno è più sapiente di lui. Una recensione non è mai esaustiva, una news manca sempre di particolari salienti, un articolo non informa mai abbastanza. Guai a contraddirlo, ne nascerebbe un carteggio degno di un dialogo tra Freud ed Einstein. Come abbatterlo? Ignorandolo.
La cyber-casalinga poco disperata...
… ma con il dente avvelenato, che bazzica quotidianamente sui siti di gossip e ha il bisogno impellente di dire la sua su flirt, amori, tradimenti e affini. Lei (o lui) sa tutto, vede tutto, fa tutto. È depositaria assoluta della scienza del vivere bene. E quando si parla di maternità non ha rivali, soprattutto se vive oltremanica. La piccola Jolie-Pitt si veste da maschietto e i cuccioli di Gwen Stefani giocano con lo smalto? Colpa delle solite, egocentriche mamme vip che li destinano a un sicuro futuro di confusione sessuale. E che dire di una star come Jennifer Garner che fa indossare ancora il pannolino a una bimba di quattro anni? Uno scandalo. Anche se la foto, sfocata quanto basta, non permette di distinguere alcun particolare. Perché, in fondo, dà una strana sensazione di appagamento sapere che anche i ricchi sbagliano, signora mia.
Il paladino della diversità
Con lui non si ha scampo. Basta un lungo periodo di celibato, un amore finito e non sostituito, un'uscita pubblica o un discorso destinati a lasciare il segno e per il malcapitato di turno, che sia un politico o un attore, uno sportivo o un cantante, non c'è via di scampo. La sua sessualità è messa in dubbio sempre e comunque. Con storie “vere” raccontate dall'amico dell'amico di un amico di un amico che si trova sempre nel locale giusto al momento giusto, che ha visto cose e ascoltato confessioni. Il paladino della diversità ha sempre l'accortezza, dopo aver lanciato quella che ritiene una notizia bomba, di non prodursi in giudizi, e dalla sua superiore tolleranza invoca a gran voce l'outing. Perché? Non ci è dato saperlo. Ma, in fondo, è un gran simpaticone in cerca di qualche minuto di gloria.
Il generico troll
È l'infiltrato per definizione, colui che genera caos per divertimento con commenti fantasiosi volti a scatenare le ire degli altri commentatori. Appartiene a una specie meravigliosamente mutevole e variegata e non va mai in letargo. C'è il capopopolo, colui che cerca di svegliare le masse per farle aderire al suo credo, che sia un'idea politica o sociale. C'è il prestanome, servo fedele del dio denaro, prezzolato per sostenere a oltranza idee altrui in territorio nemico e distruggere gli avversari a casa loro. C'è l'impostore, il finto amico che insinua dubbi, sottilmente e costantemente. Come riconoscerli? Sono spesso affetti da congenita mancanza di senso dell'umorismo. Tranne in un caso, quello del più innocuo provocatore, colui che si diletta a prendere in giro tutte le altre categorie, solo per farsi quattro risate. Come dargli torto?
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