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Lo strumento che piombò sulla terra e incantò il mondo...
di Daniela Liucci
"È uno strumento attivista. Ha un suono gioioso. Se lo si usa per elaborare emozioni poco allegre è in grado di portare equilibrio e far nascere qualcosa che non suona come musica da suicidio!”. Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam, è – in ordine di tempo – l'ultimo messaggero ufficiale dello strumento che piace al mondo, l'ukulele. Quindici anni fa circa, ne ha scovato uno in un piccolo emporio alle Hawaii e non lo ha più lasciato. Gli ha dedicato persino un album, Ukulele Songs, collezione di ninna nanne dolci-amare che ne esaltano il potere quasi taumaturgico. Questo piccolo strumento, una chitarra in miniatura, è ormai una “mania” collettiva. È dappertutto. Pubblicità, serie TV, film ed è entrato di diritto anche nei programmi musicali delle scuole, dove ha soppiantato diamoniche e flauti dolci. Dalle sognanti isole hawaiiane, dove approdò nella seconda metà del 1800 come rielaborazione di uno strumento portoghese, ha invaso il mondo. Non più esotico divertissement per turisti in cerca di folklore a tutti i costi o nostalgici fan della malinconica dolcezza di Israel Kamakawiwo‘ole, a cui gli anni 90 regalarono una tardiva ondata di celebrità per quella soave versione di Over The Rainbow. Da più di un secolo, inoltre, l'ukulele è l'amore proibito di rockettari impenitenti, folksinger minimalisti, comici e aspiranti star da YouTube, ed è il simbolo di una rivoluzione culturale. È considerato lo strumento della pace, piccolo, accessibile e alla portata di tutti, adattabile a umori e stagioni. Un evergreen come il little black dress.
Pop Uke
Vedder, così come Amanda Palmer, Stephin Merritt dei Magnetic Fields, George Harrison, Pete Townsend, Zooey Deschanel, band come Train e Noah and the Whale, sono solo tra i più noti adepti delle quattro corde. Addirittura un “duro” come Joe Strummer, da giovane ha percorso le strade d'Europa con l'ukulele in grembo, facendosi chiamare Woody. Il resto, da tempo, lo ha fatto la pop culture. È ancora sempre vivo il ricordo di un Elvis con tanto di camicia a fiori e collana di ibisco, a stringere quella chitarrina in Blue Hawaii, così come è intramontabile l'immagine di Marilyn Monroe-Zucchero che suona e canta (tra un drink e l'altro) in A qualcuno piace caldo. È stato protagonista in numerosi episodi di serie TV come Raising Hope e Modern Family, e domina le classifiche di vendita di strumenti musicali, soprattutto nel Regno Unito, dove è una vera star (ascoltare la The Ukulele Orchestra Of Great Britain per credere), complice anche, a inizio degli anni Zero, l'esplosione del cosiddetto nu-folk. Il segreto del suo successo, come direbbe qualcuno, è nell'umiltà di forma e materiali, nell'intrinseca filosofia di riscatto sociale, nella possibilità, molto democratica, di far sentire anche un comune mortale un musicista. Nel documentario The Mighty Uke di Tony Coleman lo si definisce “il ritorno più improbabile nella storia della musica”, ma l'affermazione è inarrestabile, tanto da aver generato addirittura una festa mondiale. Aprite le agende: l'11 marzo è il Global Ukulele Day.
Kate e le altre...
Nonostante tutti credano di poter diventare all'improvviso dei virtuosi, incuranti del fatto che – spesso e volentieri – il limite tra magia e noia è sottilissimo, a mantenere ben netti questi confini, tuttavia, ci pensano le donne, con un pizzico di ironia. Come l'attrice Kate Micucci, irriducibile performer che non lascia a casa l'ukulele neanche quando va in TV (Scrubs) o sul web. Memorabili i suoi duetti con Riki Lindhome, con cui forma l'improbabile duo Garfunkel and Oates. La scienza dell'ukulele applicata allo yéyé , quel misto di rock e twist d'Oltralpe in voga negli anni Sessanta, è la missione di Mareva Galanter, ex modella ed ex Miss Francia1999 diventata chanteuse folk, innamorata del vintage e delle combinazioni contrastanti. Al passato guardano anche le The Strumpettes, trio “leggendario” che strizza l'occhio alla Marilyn del film di Billy Wilder e che ripropone un repertorio di hit dagli anni 20 ai 40, con tre ukulele e armonie vocali a tre parti. Più eterea, elegante e solitaria la londinese Lady Carol, che porta un tocco decisamente glamour alle cover suonate sulle quattro corde.
Io suono, tu suoni...
Per essere parte del fenomeno, tuttavia, non c'è posto migliore del web, dove il nuovo verbo è predicato di sito in sito, di blog in blog e oltre. Ukulele Hunt è una vera miniera di informazioni, video, news e curiosità. Inoltre fornisce un'aggiornatissima lista di tutti i festival dedicati al piccolo strumento hawaiiano in tutto il mondo. Indispensabile, con l'arrivo dell'estate. Ukulele Porn, invece, è definito dai suoi autori il “Serge Gainsbourg del mondo dell'ukulele”, per l'amore quasi carnale che suscita nei visitatori grazie a video, scoperte e chicche. YOUkulele è tutto italiano: lezioni online, ebook, articoli, news, forum e blog. E mette a disposizione anche una serie di workshop, seminari e lezioni gratuite, online, dal salotto di casa ogni mercoledì alle 19.00. Se a quell'ora c'è qualche impegno a rendere impossibile l'apprendimento, basta ripiegare sui più ovvi Ukulele Tabs o Ukulele Undergorund e far pratica quando si ha tempo. Su un versante più ludico e consapevole, The Beatles complete on ukulele, progetto filosofico-musicale che ha debuttato nel gennaio 2009 e che si concluderà alla vigilia delle Olimpiadi di Londra del 2010. Ogni martedì regala una cover dei Fab Four reinterpretata da un'infinita schiera di artisti al grido di “se ogni cittadino spendesse anche solo un po' di tempo a suonare l'ukulele il mondo sarebbe un posto più bello”. Di certo scomparirebbero la suddetta “musica da suicidio” e per riflesso, forse, anche i suicidi. Sempre che, alla lunga, l'overdose di melliflue melodie non scateni tremendi effetti collaterali...
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