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Pier Paolo Pasolini tra passato, presente e futuro...
di Valeria Jannetti
Fuori, il turbine di persone che normalmente affolla l'Auditorium Parco della Musica di Roma nella settimana dedicata al Festival Internazionale del Film di Roma. Dentro, un garage riadattato a spazio espositivo per mostre contemporanee. Uno spazio buio, illuminato dai proiettori Tecnica (design di Bruno Gecchelin) e dalle piantane Cestello (quelle disegnate da Gae Aulenti e Piero Castiglioni) che trasporta nell'universo poetico, analitico e visuale di Pier Paolo Pasolini. La mostra P.P.P.- Un Omaggio a Pier Paolo Pasolini è ideata e allestita dagli scenografi Dante Ferretti e Francesca Loschiavo, che per raccontare il poeta amico hanno scelto un simbolo a lui legato: una enorme macchina da scrivere, quell'Olivetti Lettera 22 che usava per lavorare, sormontata da una nuvola di fogli che riproducono le pagine originali dei manoscritti e poggiata sui suoi libri. Sui muri, undici proiettori ci restituiscono lo sguardo sul mondo di Pasolini attraverso video e gli incipit di suoi quattro film (Accattone, Il Vangelo secondo Matteo, Uccellacci e Uccellini e il Fiore delle Mille e una Notte). Di fronte, la sua auto parcheggiata, riproduzione esatta di quella a lui appartenuta, un'Alfa GT 2000; il posto guidatore illuminato da un flebile spot di luce, un'auto testimone della sua vita e dei suoi amori, della sua morte e dei suoi carnefici. Impossibile non mischiare in un corto circuito l'inizio e la fine.
Un puzzle suggestivo
Questo spazio, pensato per omaggiarlo, sembra una tomba egizia. Appena entrati si percepisce subito l'aria da mausoleo elegiaco, e se anche poetico e trascendentale il suo universo non esce con la forza prorompente delle sue parole. Fortunatamente ci sono gli altoparlanti, che in loop ci restituiscono la sua voce declamare Poesia in forma di rosa, Il canto popolare, Le ceneri di Gramsci, La terra di lavoro, la Guinea, Meditazione orale e un brano di Pilade, mentre è di Laura Betti la voce che legge Una disperata vitalità e di Giorgio Bassani quella che recita la poesia per Marilyn. Domenico Modugno chiude il cerchio con quel piccolo capolavoro poetico-musicale contenuto nel film omonimo Che cosa sono le nuvole? Il video che contiene gli spezzoni di interventi televisivi dedicati a La critica della modernità è l'unico sonorizzato, e accoglie nello spazio, con la sua carica rivoluzionaria e controtendenza. Sono estratti da Controcampo: Italiani oggi, La forma della città, Pasolini prossimo nostro, e ci testimoniano delle sue teorie sulla Nuova Preistoria, sullo sviluppo senza progresso che l'occidente tutto ha scelto di cavalcare, della trasformazione profonda e annichilente dell'Italia e degli italiani.
Pieni e vuoti
Facile smarrirsi nel suo mondo. Ma non basta. Nulla basta a riempire quel vuoto di idee e analisi che Pasolini solo riusciva a riempire. A nulla servono le mostre, per quanto ben realizzate come questa, se non si affronta, personalmente, un percorso alla scoperta e comprensione dell'uomo e del lavoro pasoliniano, se non si leggono i suoi libri, se non si guardano i suoi film o si leggono le sue poesie, se nessuna lacrima riga il volto degli astanti di fronte alle immagini che si succedono sui muri. Lacrime che sole testimoniano del bisogno che la nostra società ha di un Pasolini. Nessuno, mai, è più riuscito ad eguagliare il suo pensiero, anche quando sembrava avviluppato a se stesso, anche quando sembrava non portare a nulla. Col senno del poi abbiamo compreso, ma è ormai troppo tardi. La società capitalistica ha annullato le nostre coscienze come le nostre identità, nel corso degli anni il sapere e la conoscenza hanno lasciato lo spazio alle merci e ai prodotti, le sue profezie si sono avverate e le viviamo ogni giorno, inconsapevoli e disorientati.
Oltre l'omaggio
P.P.P. - Un omaggio a Pier Paolo Pasolini è comunque una scelta, quella di lasciare gli spazi mondani di una Mostra del Cinema che offre vip e spettacolo per fermarsi in un garage, di fronte ad una macchina da scrivere gigante che riempie lo spazio con una nuvola di fogli che vorremmo si spargessero in aria, realmente, per saturarla dei suoi pensieri, per ri-leggerli e farli leggere a chi non li conosce, per urlare al mondo che un giorno, tanti anni fa, qualcuno, un uomo come tanti, è riuscito a parlare di cose che solo il tempo ha giustificato. Le condanne, l'odio di un'Italietta periferica che lui comunque amava, la lotta aspra della politica che voleva ingabbiarlo: hanno perso tutti, in primis noi italiani. La sua vita, la sua lucidissima e sconvolgentemente attuale analisi della società e la sua sensibilità fuori dagli schemi sono un capolavoro di ingegno umano, cui tutti dovremmo aspirare, che ognuno di noi dovrebbe respirare ogni giorno insieme all'ossigeno che ci tiene in vita.
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