|
Tecniche creativo-riabilitative per cuori a pezzi...
di Daniela Liucci
La vendetta, dice un famoso assioma della saggezza popolare, è un piatto che va servito freddo. Soprattutto in amore. Come impedire, infatti, a un cuore spezzato di meditare sfolgoranti rivincite e dolorosi affondi nei confronti di colui o colei che ha causato ferite tanto profonde e poco rimarginabili? E perché mai attendere che il tempo riponga tutto nei cassetti della memoria dopo che le cinque, arcinote fasi del dolore siano giunte a compimento? A tutti, almeno una volta nella vita è capitato di dover assistere a fughe, cambi di idee, repentini e inattesi abbandoni, tradimenti e voltafaccia e di dover raccogliere i pezzi del proprio cuoricino. Quello che segue è molto vicino a una scena di Il diario di Bridget Jones: sole solette su un divano con una bottiglia di vodka a singhiozzare il testo di All By Myself (o la hit strappacuore preferita) immaginando un futuro circondato da gatti. Qual è, in fondo, il modo migliore per superare le pene d'amor perduto? Trapianto a parte, ci si potrebbe rivolgere al solerte uomo-cerotto (hommepansement.com), ideato dai francesissimi Marcel Rocchesani e Cecile Mariotti, una spalla virtuale su cui versare lacrime in abbondanza via telefono o internet. Oppure si possono “liberare” ironia e ceatività e darsi a singolari ricostruzioni. Perché, certo, prima o poi anche il dolore passa ma, in questo caso, qualcosa di più originale resta.
Fase 1: Esorcizzare, esorcizzare, esorcizzare...
“I draw a hot sorrow bath/in my despair room”. Capita che una sera alla radio passino solo canzoni deprimenti. Capita che una cara amica sia stata appena mollata dal fidanzato di turno. Capita che il padrone di casa, un noto attore che tutti credono intento ad affogare la sua tristezza in un sandwich, abbia un creativo senso dell'umorismo e scriva al “sua” canzone su un tovagliolo. Capita, infine, che la suddetta amica faccia leggere la composizione a una nota artista e che ne nasca un progetto editoriale. È questa, più o meno, la genesi di Ode To Happiness, poema semiserio sulle spire avvolgenti dell'auocommiserazione da dolore post-rottura composto da Keanu Reeves, illustrato da Alexandra Grant e pubblicato dalla casa editrice tedesca Steidl. Una piccola “guida” che, senza proporre soluzioni, decaloghi ed esercizi per attirare la felicità, consegna ai posteri un unico avvertimento: rilassati, perché può sempre andare peggio!
Fase 2: Rivisitare la scena del crimine
Certi luoghi si avvolgono addosso come coperte protettive, densi di ricordi piacevoli, difficili da lasciar andare. Certi altri, invece, diventano come le case degli orrori: impossiblile ritornarci perché teatro di eventi “sanguinosi”. Se, tuttavia, tali luoghi sono parte del quotidiano e non si può chiudere semplicemente la porta, non c'è bisogno di chiamare un esorcista. Basta un'incantesimo virtuale. Durante l'estate del 2007 due “superstiti” di tremendi abbandoni, Jenny Hyde e Jennifer Serchia, hanno dato vita al progetto interattivo Brokenheartsproject.org, community e “gruppo di recupero” in cui il dolore si spazza via (e gli ambienti si purificano) a suon di foto. L'idea è semplice: si ritorna sulla scena del crimine, si posiziona un cuore artigianale nel punto “dolente” si scatta una foto da condividere sul web. Ne nasce un'affascinante mappa interattiva dei cuori a pezzi, destinata a creare solidarietà e conforto attraverso un benefico effetto moltiplicazione. In fondo, anche nelle sciagure, non si è mai soli.
Fase 3: Donare il souvenir
Dopo aver purificato l'ambiente, la classica liberazione da oggetti ingombranti e densi di passato è il passo successivo. I bidoni per la raccolta differenziata non aspettano altro che ricevere cumuli di spazzatura sentimentale. E se invece di buttarla via destinandola ad altri riusi, si decidesse di metterla in mostra come monumento perenne alle débâcle amorose? L'interrogativo ha trovato risposta in Croazia, dove Olinka Vištica e Dražen Grubišić hanno messo insieme un'immensa esposizione di regali, ricordi, suvenir, pegni d'amore, bigliettini. The Museum Of Broken Relationships contiene 800 pezzi, più o meno rari, perfettamente catalogati e illustrati. Una galleria di esperienze di vita a cui tutti possono contribuire, di racconti personali senza confini di genere, età e cultura che dalla madrepatria è partita per un lungo viaggio. Attualmente è in esposizione a Londra, presso il Tristan Bates Theatre, al 38 Earlham Street nel cuore di Covent Garden (ma è visitabile anche online). Se avete bisogno impellente di liberarvi di ciondoli, anellini o anche orrendi nani da giardino (non si sa mai cosa si può ricevere in regalo), segnate l'indirizzo.
Fase 4: Esercitarsi ogni giorno
“Balla e non pensare al resto. Ridi perché le endorfine entrano in circolo e l'umore migliora. Pensa, o meglio, concentra il pensiero su altro, su qualcosa di nuovo. Renditi utile per gli altri. Crea. Gioca. E sopratto non autocommiserarti”. È questo il mantra di Don't feel sorry for yourself, progetto multimediale-motivazionale interamente dedicato al non lasciarsi andare, che ogni mese allegramente tira su il morale con link, suggerimenti e sfondi adattabili a ogni pensabile device elettronico. Un esercizio complesso, e tutto sommato divertente, che giorno dopo giorno strapperà, quantomeno, un sorriso. Anche perché nella vita mettersi a ballare a ritmo di reggaeton davanti al PC è l'ultimo dei pensieri. Così come scrivere a penna lunghe lettere ad amici immaginari, scannerizzarle e postarle su un portale. Male che vada, comunque, l'effetto distrazione è assicurato.
Fase 5: Dare inizio alla risalita
Un cuore infrange un altro cuore. Che viene bendato, medicato e curato. Fino al giorno in cui può tornare a battere con fierezza e... spezzare a sua volta un altro povero cuoricino. È il cerchio della vita, il corso delle cose, un destino invitabile. È la riflessione universale di Les Pansements cortometraggio minimale, riflessivamente poetico ed estremamente realista della grafica, artista e musicista canadese-finlandese Virpi Kettu. Una deliziosa favola minimal che, con un pizzico di sano sarcarsmo e tanta delicatezza, dimostra che, oltre all'(in)evitabile girotondo vittima-carnefice, risalire è possibile. Ripartire anche. Se poi questo lungo percorso non si è rivelato utile ci si può sempre rivolgere al buon vecchio uomo-cerotto. Sperando che, come la gran parte dei “consolatori” non finisca per farsi male anche lui.
|
|