Questione di tempo... PDF Stampa E-mail

 

Quando ore, minuti e secondi diventano un ricco capitale su cui investire

di Anstasia Natalic e Silvia Fossati

 

C'erano una volta le vecchie società di mutuo soccorso, comunità nate intorno alla metà del 1800 e fondate sulla solidarietà tra soci e sul principio di condivisione di sussidi in caso di malattia, impedimento a svolgere il proprio lavoro o vecchiaia. A due secoli di distanza, istituzioni di questo tipo, più che essere superate dal trionfo dello stato sociale, tornano in vita diventando un'importante forma di sopravvivenza alle cicliche crisi del mercato economico. In una società in cui i prezzi si sono dilatati come palloncini rigonfi di elio che nessuno riesce a far scoppiare, l’inflazione galoppa, i politici preferiscono l'intrattenimento, l'effetto serra e le polveri sottili minacciano la tanto sospirata longevità e il cemento continua a fagocitare prati e aiuole, i cittadini mettono in pratica il detto “chi fa da sé fa per tre” e si accostano sempre più a strategie di sopravvivenza valide non solo per il singolo, ma per il gruppo. Al centro di questa nuova filosofia di vita c’è l’idea di condivisione, idea che riguarda un po’ tutti i settori dell'esistenza contemporanea, dai trasporti, al lavoro, alle abitazioni, passando per il bene più prezioso di tutti: il tempo.

 

Banche del tempo

Quante volte avete detto che vorreste una giornata di 48 ore? E forse neanche basterebbero. Quello del tempo che manca è un problema che affligge soprattutto le donne, divise tra lavoro, famiglia e (quando capita) se stesse. Bisognerebbe poter chiudere in cassaforte il tempo libero per poi tirarlo fuori quando serve. Certo, non è possibile, ma esistono le banche del tempo che provano a regalarcene un po': non ci sono casseforti, ma persone disponibili che “prestano” il loro tempo agli altri soci, che a loro volta lo restituiranno quando ne avranno. Il principio regolatore è lo scambio di attività e saperi: uno scambio alla pari secondo necessità, interessi e capacità di ciascuno. La prima banca del tempo è nata nel 1988 in Emilia Romagna, poi progressivamente ne sono sorte altre nel resto d’Italia, diventando sempre meglio strutturate e regolarizzate ed ergendosi persino ad argomento di Tesi di laurea. Esiste anche un osservatorio nazionale sulle banche del tempo, Tempomat (www.tempomat.it) istituito alla fine del 1995 dal Centro "Il Cittadino Ritrovato" per sostenere e promuovere la diffusione delle Associazioni Banche del Tempo in Italia.

Tempus fugit... ma si può recuperare

Non hanno porte scorrevoli, non hanno telecamere, non hanno addetti agli sportelli più o meno disponibili. Le banche del tempo nascono dall'associazione volontaria di gruppi di persone che mettono in condivisione le proprie risorse intellettuali e materiali per scambi reciproci in termini di piccoli lavori o servizi, che verranno pagati da chi ne usufruisce non in denaro ma in ore. Il meccanismo è molto semplice: le ore “offerte” vengono depositate su un proprio conto, quelle “ricevute” vengono saldate con assegni della banca la cui valuta sono altrettante ore. Tutti gli scambi sono gratuiti, anche se possono esserci rimborsi spese e quote associative, variabili da banca a banca. Le attività delle BdT sono molto diverse: lezioni di cucina, manutenzioni casalinghe, accompagnamenti e ospitalità, babysitteraggio, cura di piante e animali, scambio, prestito o baratto di attrezzature varie, ripetizioni scolastiche e italiano per stranieri, corsi di scrittura creativa. Ultimo trend? Presentazioni di libri, reading di poesia, performance musicali, ed escursioni. Insomma, un universo in piena evoluzione...

Il tempo è donna

Con frequenza sempre crescente sono le donne ad associarsi e condividere con altre donne il tempo a disposizione. Sarà per l'esigenza di far quadrare tutto, sarà per la voglia di non rinunciare a nulla nonostante impegni e lavoro. A Pavia nel 1997, grazie alla onluns Sportello Donna, è nata il Sogno di Marrakech, banca del tempo tutta al femminile per scambiare attività e competenze, ma soprattutto per lo studio del lavoro femminile, delle sue implicazioni e dei problemi inerenti al mondo del lavoro e delle pari opportunità. E rendendo concrecretizzabili progetti che sono spesso e volenterieri relegati nella categoria “sogni irraggiungibili”. In un paese relativamente giovane come l'Estonia, invece, il binomio banca del tempo-universo femminile si è trasferito online, sfruttando tutte le potenzialità del web per fare rete. La Bank of Happiness, banca della felicità, è un portale che raccoglie, previa registrazione, elenchi di servizi offerti, da offrire, competenze, attività e disponibilità. In questo modo, grazie al calcolo di probabilità e affinità, ci sarà sempre una mano tesa per ogni esigenza.

Co-esisto, condivido

La banca del tempo è solo una delle manifestazioni tangibili del mutamento di una filosofia di vita, che, in tempi di magra, elegge il concetto di condivisione a modello su cui fondare la propria esistenza. Dal co-housing, al car & bike sharing, al co-working, tutto è perfettamente frazionabile, tutto è facilmente condivisibile: case, macchine, lavori. I vantaggi sono molteplici. Si fa economia (in termini di soldi), si protegge l’ambiente (risparmiando energia), ci si aiuta e si vince la solitudine. Il co-housing, per esempio, nato in Scandinavia negli anni ’60 e oggi è diffuso in quasi tutto il globo, è di fatto un “vicinato auto elettivo”: un gruppo – anche numeroso – di persone decide di vivere nello stesso complesso residenziale, in appartamenti separati ma condividendo e co-gestendo gli altri spazi, come il giardino, la piscina o la lavanderia. Nel co-housing i “vicini” si scelgono tra loro prima di andare ad abitare insieme, basando la loro scelta esclusivamente su “obiettivi” di residenza. Scelgono un posto da trasformare in “urban village” (una vecchia cascina, un ex opificio, o una antica masseria), redigono una “carta costituzionale” con le regole da osservare e decidono insieme l’arredo e il corredo degli spazi comuni garantendo sicurezza e assistenza spontanea e gratuita. E, in questo nuovo stile di vita, anche il tempo acquista un altro valore: il noi viene sempre prima dell'io.