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Tra le viscere della Ville Lumière insieme ai Cataphiles, animatori di una città parallela...
di Valeria Jannetti
Parigi. La città dell'amore. Midnight in Paris, il Louvre, il Fantasma dell'Opera. I Bistrot e le baguettes. Gli Champs Elysees. La Senna, la Rive Gauche, Yves Saint Laurent. La Tour Eiffel. I fratelli Lumiere. Truffaut. Le Banlieuve. Il favoloso mondo di Amélie. La città francese, patria di cultura e bellezze, di cinema e storia, si intreccia nell'immaginario collettivo e lascia tracce indelebili anche in chi non l'ha mai vista. Ma anche chi l'ha vista, probabilmente non si è mai avventurato nel suo brulicante ventre. Le fogne, i corridoi di scolo, lunghi e variegati, le grotte e le catacombe: il sottosuolo di Parigi è tanto variegato e ricco di arte quanto – quasi – il mondo sovrastante. Una città nella città, al di sotto e (ufficialmente) interdetta. Ma lo spirito ribelle francese non si ferma davanti un semplice divieto comunale. Fate un giro su Cataphile.com e capirete perché.
I giovani non hanno paura del buio
I Cataphiles, letteralmente “amanti del sottosuolo”, scendono, armati di mappe, in quei sotterranei e organizzano feste, decorano le grotte, sistemano i passaggi e li illuminano, realizzano spettacoli teatrali e tutto quello che sopra prevede dispendio di soldi e il seguire le regole e le leggi, lì sotto è gratis per tutti quelli che entrano in contatto con questa “società segreta”. Ma esplorare le catacombe parigine è considerato illegale e dal 1955 è prevista una multa per chi viene scoperto dalla "Cataflics" (la polizia delle catacombe) che pattuglia le gallerie (in alcuni casi anche la galera). Nel 2004 la Cataflics ha scoperto un vero e proprio teatro, con proiettore e bar, organizzato dal gruppo de La Mexicaine de Perforation, sottogruppo di UX (Urban eXperiment), che organizza performance ed eventi artistici clandestini. Ma i Cataphiles non si sono fermati. Clandestini e ribelli, riescono a mantenere in vita il ricordo di un luogo che racconta secoli di storia sotterranea, dalla rivoluzione francese alla seconda guerra mondiale.
Non solo catacombe
Non ci sono creature viventi o fantastiche leggende metropolitane nelle catacombe, ma si stima che circa 300 parigini visitano le Catacombe settimanalmente attraverso entrate segrete per tutta la città, una delle quali è proprio nel Quartiere Latino. Senza mappe e guide, tuttavia, perdersi in cunicoli, cadere in pozzi pieni di acqua e camminare a fianco di ratti giganti è la norma. Ma forse il rischio vale il gioco: i fotografi della National Geographic e della Getty Images (Stephen Alvarez e Kim Badawl) hanno realizzato dei reportage pieni di colori e di passione. Le immagini raccontano di personaggi variegati, dagli speleologi agli amanti dell'occulto ai writers, che sfidano la paura per scendere in acquedotti, corridoi di calcare, fogne e corridoi di scolo per aprire corridoi d'aria e mappare quello che ancora non lo è, ripulire i luoghi di ritrovo e illuminare la via. Gli amanti del sottosuolo amano profondamente scendere lì sotto e vivere dove la maggior parte delle persone non si addentrerebbe mai. Una vasta area, a forma di grotta, è la tela naturale di artisti e writers: la sala dipinta con il mare in tempesta di Hokkusai è fenomenale e ha l'impatto che nessun altro luogo in superficie riesce a rimandare.
Un segreto è un segreto. Forse.
I Cataphiles sono organizzati in piccoli gruppi e non sempre sono alleati. I Cataphiles sono in un certo senso una comunità, dal momento che condividono gli stessi spazi, anche se divisi in “reti” o quartieri sotterranei. Non necessariamente giurano fedeltà alla rete, ma la rivalità e le alleanze fra le reti esistono, e i "turisti" o non-Cataphiles raramente sono i benvenuti. Ciò che conta su tutto, invece, sono le tre regole base: Ciò che scende deve salire, Non parlare mai di quanto visto, Mai fidarsi di nessuno. Come tutte le “società segrete” che si rispettino, anche i Cataphiles utilizzano pseudonimi, mantengono segreti e anonimato, ma la loro non è una vita di isolamento. O di clandestinità. In fondo, tutti conoscono l'esistenza del loro paradiso perduto, anche se ai più difficilmente rintracciabile. Quello che, invece, tutti possono visitare, con tanto di guida ufficiale, è un itinerario attraverso le catacombe che partono dalla Place Denfert-Rochereau, o la visita alle fogne (Les égouts) che parte dal Pont de l'Alma. Mentre dalle parti del Quai Branly, lungo le rive della Senna, c’è l’ingresso per il Musèe des egouts, per visitare in maniera sicura la Parigi underground. Certo, è solo una piccola parte della vasta rete di tunnel sotterranei che si estende oltre 300 km (circa 186 miglia) di lunghezza, ma vale un tour.
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Arriva all'appuntamento un po' trafelata e si siede scusandosi per il ritardo. “Chiedo venia, nell'infervorarmi ho perso la cognizione del tempo, e solo all'imbrunire ho abbandonato l'assemblea per recarmi qui da voi.” Siamo in un caffè del centro di Roma, in un caldissimo fine novembre, e Mary Wollstonecraft Godwin in Shelley viene dritta da una riunione del movimento “Se non ora, quando?”, dove si è mischiata tra le attiviste senza essere, a quanto mi dice, riconosciuta da nessuno. “Non sono poi così celebre, e inoltre per l'occasione ho dismesso i miei abiti consueti e mi sono adeguata alla vostra bizzarra moda”. Celebre invece avrebbe dovuto esserlo di più, non solo per quella sua cara e mostruosa creatura, quel Frankensterin che fa ancora impallidire i nuovi divi (pardon, mostri) di certa letteratura young adult tche conquista i cuori delle giovani generazioni, ma soprattutto per la vita sua vita e opera militante, anticonformista e sempre consepevolmente “contro”. Anche oggi che sceglie di sostenere movimenti lontani e eppure tanto vicini.
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Sì, ma come mai questa scelta, lei che non è neanche italiana ?
Era doveroso. Troppe volte, per le più svariate ragioni, ho rivoltato le mie stanche membra nella tomba. Ho sentito che era giunto il momento di venire a capire cosa stesse accadendo.
E cosa sta accadendo?
Me lo dica lei. Che cosa è mai accaduto? Quando avete iniziato a dimenticare tutto ciò che io e altre donne prima e dopo di me abbiamo fatto per voi? Quando siete diventate così pavide? Quando vi siete sottomesse di nuovo al maschio? Le nostre sofferenze, i sacrifici, e gli scandali che abbiamo destato, sono dunque stati vani?
Le donne non ne hanno fatto tesoro?
Io sono stata concubina, ho procreato al di fuori del sacro vincolo, sono stata rinnegata, ho vissuto da nomade e intrecciato relazioni criptolesbo, e voi? Lasciate ancora che gruppi di maschi con ogni probabilità affetti da micropenite vi dicano cosa fare e non fare, come abbigliarvi, l'unico impiego socialmente accettato e che non comporti crisi di identità nel partner è ancora quello di insegnante preferibilmente elementare... dove sono finite le femministe? che fine hanno fatto le intellettuali, dove sono le scrittrici?
Un attimo, le scrittrici esistono ancora.
Forse. Ma chi le legge? Mi era giunta notizia, mentre ero ancora nell'ade, di una scrittrice – il cuore mi duole nell'usare tale appellativo – che stava facendo uscire di senno le giovani generazioni. Incuriosita, mi procurai i volumi e li lessi tutti. Oh, non l'avessi mai fatto! Quanta desolazione letteraria, quanto oscurantismo in quelle pagine sciagurate! Davvero le giovinette d'oggi si struggono per le sorti di una loro coetanea perdutamente innamorata, per ragioni incomprensibili, di un bellimbusto pallido e rilucente, un finto vampiro che le nega i piaceri della carne?
Sembra proprio di si...
Beh, non siete più in grado nemmeno di creare mostri! Che vampiro è mai questo, un esangue figlio di papà con la morale di un'educanda del medioevo?
Che consigli darebbe dunque a un'aspirante scrittrice – o scrittore - che magari volesse cimentarsi con lupi mannari e creature della notte varie?
Vivete! Amate, scappate, peccate! Uscite! Sembrate tanti Dr Frankenstein, create uomini posticci assemblando parti di creature inanimate, e ne fate alter-ego che chiamate “profilo facebook”. Per carità, lungi da me stigmatizzare il progresso, ma non lasciate che la creatura vi divori o che vi addomestichi. Semmai, fatela ancora più mostruosa. Il timore di esagerare e il conformismo non si addicono all'arte. Siate attivi... posso avere l'ineleganza di citare una mia opera?
Prego.
Niente è più doloroso per la mente umana della calma mortale dell’inattività e del disincanto che fa seguito alle emozioni provocate da una rapida successione di eventi, cancellando dall’anima ogni speranza e anche ogni paura.
Grazie.
A lei. E felici festività ai lettori. Mi auguro di incontrare ancora tutti voi, ma in un tempo e in un luogo più ameni.
Mary Godwin Shelley (1797- 1851), scrittrice e femminista ante-litteram (A vindication of rights of woman è il suo manifesto ), a soli 16 anni incontra il ribelle poeta Percy Bysshe Shelley, che sopsa nel 1816 dopo una fuga in Svizzera. Due anni dopo pubblica la sua opera più famosa , Frankenstein ovvero il moderno Prometeo, circondato e sguito, racconti, memorie di viaggio, novelle e romanzi (tra cui Valperga, L'ultimo uomo, Lodore, Falkner, Matilda) oltre all'opera di pubblicazione delle opere e dell'epistolario del marito dopo la sua tragica morte in Liguria.
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