Schemi di crisi PDF Stampa E-mail

 Il problematico presente. Un'arte grafica. E la semplificazione di informazioni complesse


di Valeria Jannetti


Tabelle, istogrammi, diagrammi di flusso, mappe e schemi. Da far rizzare i capelli a qualunque lettore, ma non se il design e la grafica ci vengono incontro e organizzano i dati in una infografica. Perchè le infografiche sono davvero esaustive, chiare e di facile comprensione, uniscono la funzionalità del dato a una visualità semplice e in molti casi bella. E se anche, come in questo periodo, la maggior parte delle infografiche che troviamo in giro (internet e giornali cartacei) sono foriere di sventura e ci raccontano di un'Italia sempre più in caduta libera, almeno il nostro spirito che le legge dal punto di vista artistico è appagato e ci permette di non buttarci da un ponte. Conosciuta anche come information graphic o infographic, l'infografica si occupa “dell’organizzazione e della rappresentazione di dati e informazioni in forma grafica”. Nella sua forma migliore dovrebbe occuparsi di catalogare e organizzare dati traumutandoli in immagini trovando un giusto compromesso tra informazione ed estetica, in modo che la loro fruizione risulti facile e immediata. Allo stesso modo deve essere capace di tradurre a tutti dati e concetti molto complessi. Già usata, nella forma di grafico e tabelle, nei vecchi libri scolastici o in saggi, relazioni e studi di settore, trova un suo largo impiego nella comunicazione, nel giornalismo e – come dimostra il suo dilagare nell'ultimo periodo – anche sul web, dove è in grado, grazie anche all'estro e all'ironia dei grafici che si prestano al “gioco”, di rappresentare davvero ogni cosa.

 

Strumenti e messaggi

Sono ovviamente i giornali a commissionare la maggior quantità di infografiche, e tra questi i due italiani più attenti e sensibili sono sicuramente Il Sole 24 Ore e Il Corriere della Sera. Francesco Franchi, art director di IL – Intelligence in lifestyle (il mensile del Sole 24 Ore), vincitore di numerosi premi e riconoscimenti anche internazionali, illustra le infografiche. Ha uno stile asciutto che ricorda quello delle graphic novel americane e con punte di poesia visiva usa il disegno come veicolo di informazione. Disegno o fotografia o ancora un mix delle due: questi gli stili più usati nelle infografiche. Ma se per il disegno valgono i canoni cui già il fumetto ci ha abituati (stile americano o giapponese, per esempio), con l'uso della fotografia abbiamo uno stravolgimento del messaggio: l'uso di foto “di stock” rende le infografiche meno empatiche e l'impatto del messaggio è attutito dalla genericità delle immagini usate. Certo, poi rimangono i dati a esser preponderanti nel messaggio.


Cos'è mai questa crisi?

Volendole, tuttavia, restituire la funzione principale, proviamo a vedere se riesce nel miracolo di spiegare il complesso e caldissimo argomento dell'anno, la fantomatica prima e conclamata poi, crisi economica. Le infografiche ci raccontano di un'Italia sempre più in caduta libera, quasi sempre tra i peggiori stati europei, sia dal punto di vista occupazionale che infrastrutturale. A leggere i titoli c'è di che preoccuparsi, e non poco: Il PIL italiano non cresce, I suicidi nelle carceri italiane, I salari (più bassi) delle donne sono solo alcune delle infografiche che si più trovano facilmente. Fino a quel Tutte le ragazze del Premier che ti sbatte in faccia la realtà di un'Italia che crolla e di un “capitano della nave” che sabota il paese e ignora le urla del suo popolo perchè evidentemente interessato ad altro. Ma non son certo le infografiche le colpevoli: sono solo uno strumento in mano a (bravi, bravissimi per lo più) grafici che interpretano per noi una serie di dati che messi in tabelle sterili non arriverebbero a destinazione, e ben venga allora una visione “diversa” che riesca a sdrammatizzare il momento.

 

Segnali dall'Europa

In casa Europa Michael Cembalest, dipendente della famosissima JP Morgan, ha creato un'infografica per spiegare la crisi europea “vista da un bambino di nove anni”. Per farlo ha usato gli omini della Lego: Stato, banca o partito, ogni pupazzetto scarica sugli altri i costi per poter uscire dalla crisi. Troviamo poi un'infografica che illustra come l'Unione Europea, di fatto, abbia eliminato il fantomatico Ponte sullo stretto di Messina: illustrazione efficace contro una propaganda spicciola (ma dai costi spropositati). Il debito pubblico italiano nella storia è visto attraverso colonne colorate. Nemmeno una foto ad addolcire i dati, colonnine che salgono e scendono ma più che altro salgono, mentre sempre sulla testata web L'Inkiesta troviamo pubblicata una infografica sull'occupazione dei giovani europei laureati con un mix di grafica e colonne. L'Italia è al trentunesimo posto. Peggio solo Cile e Turchia. Ma c'è un pupazzetto sorridente e pieno di speranza che stringe il cuore a guardarlo, perchè non siamo Norvegesi col novanta percento dei giovani laureati con un lavoro. Come nell'infografica senza edulcoranti di Daniele Cazzulini, che ci illustra come il PIL italiano non cresce più. E lo fa spiegando prima cosa sia il PIL per passare poi agli sconfortanti dati ISTAT, facendo confronti con la Germania e le “illuminanti” frasi del Ministro Tremonti, del Ministro del Lavoro Sacconi e dell'imprenditore Montezemolo. Si uscirà mai dalla crisi? Nell'attesa di risposte e misure economiche adeguate, possiamo sempre provare a creare un curriculum vitae sotto forma di infografica (nel link l'esempio di un giornalista), hai visto mai...

 

 

 

 


 

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