In Groove: Marzo PDF Stampa E-mail

 È lo spazio moda completamente dedicato a giovani stilisti emergenti che, oltre a presentarsi nel fashion system, esprimono la propria creatività proponendosi in maniera diversa e inusuale

di Monica Gardellini

IN GROOVE 

ALBERTO ANNIBALI

Una linea rigorosa, pulita, priva di eccessi, ma al tempo stesso fluida, aerea e sensuale...

 

La linea Alberto Annibali si ispira al neoclassicismo del Canova, inteso come senso di pulizia e uso di materiali nobili dall'aspetto lineare, leggero e timeless che diventano moda grazie a chi li indossa. Lo stilista propone capi che possono rimanere nel tempo, non legati al trend del momento, ma che mescolati tra loro possano aggiungere fascino alla personalità di chi li indossa. “Mi piace pensare che un abito permetta a una donna di mostrare al meglio la propria personalità e non di falsarla, la seduzione è nel modo di essere, non solo negli abiti che si indossano”. La silouette è fluida, aerea e rimodellabile sul proprio corpo, con una palette colori che si basa sul bianco e nero con l'aggiunta del "naturale" che rappresenta l'elemento da personalizzare, il grezzo da lavorare assieme alla personalità colorata e diversa di ogni donna... I tessuti basici del mondo femminile, come il crepe de chine, il twill in seta, il voile di cotone impalpabile, lo chiffon che accarezza e vela dolcemente il corpo, morbidissimi e dall’aspetto sensuale si accostano a dettagli maschili come il popeline di cotone, classico della camiceria da uomo, e il colletto bianco che diventa accessorio decorativo e ironico della collezione...

 

 

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www.albertoannibali.com

 

CREDITS

Photo: Domenico Cennamo

Model: Eleonora Serpi

Grooming: Sonia Veleno

 

 

IN GROOVE:  INTERVISTA

Romano, classe '74, coltiva sin da piccolo l'interesse per la moda tra sarte, scarti di tessuto e il forte odore delle stoffe che lo ha inebriato a tal punto da creare in lui una forte dipendenza dalla quale non ha mai più voluto disintossicarsi... Ha lavorato per Gianni Versace, del quale ha sempre amato la razionale follia nella personale interpretazione della moda, poi con Valentino che gli ha permesso di esplorare un mondo fatto di lusso, classe ed eleganza e sviluppare la propria visione della femminilità. Abbiamo chiesto ad Alberto Annibali di giocare un po' con noi per farsi conoscere e gli abbiamo proposto un'intervista dal  taglio "marzulliano"... Gli abbiamo chiesto: "Si faccia 9 domande e si dia delle risposte"...

 

Quando hai capito che avresti fatto il fashion designer?

Fin da piccolo! Ho sempre osservato come si veste la gente e ho sempre subito il fascino del binomio abbigliamento/personalità che mi ha spesso svelato chi avevo davanti... Poi quando andavo a trovare mio padre che era amministratore di una sartoria di couture romana (avevo tra i 6 e i 7 anni) mi  catapultavo in laboratorio a guardare le sarte che pazientemente tagliavano, cucivano e ultimavano gli abiti per le clienti... È lì che ho cominciato a ripetere dentro di me che avrei voluto creare abiti da grande. 

Cosa disegnavi quando hai iniziato ad appassionarti alla moda

Le cose che ho sempre preferito erano giacche e cappotti, guardavo quelli di mio padre che erano sempre impeccabili e cercavo di copiarli rendendoli femminili. Ricordo anche che ogni stagione disegnavo la mia piccola collezione, che poi confrontavo con quelle che creavano i grandi stilisti sui giornali di moda che leggeva mamma! Mi divertivo troppo!

Hai mai un desiderio o un'idea ricorrente quando progetti una collezione?

Mi piace pensare a capi indossati su qualcuno che vive, lavora, cammina, esce... insomma una persona reale! Cerco sempre di immaginare qualcosa di comodo ed easy, non necessariamente “di moda”, ma sempre attuali, come i vestiti che aveva mia madre, semplici e diversi.

Cosa ami in una donna? E in un uomo?

In entrambi mi affascina la personalità, l’eleganza dei movimenti. In una donna, adoro la classe che sa dimostrare anche quando cucina o beve un caffè, in un uomo guardo sempre il modo di camminare, di parlare, e sicuramente di vestire... Ma non sono uno che giudica!

Preferisci lavorare da solo o in equipe?

Mi capita spesso di lavorare da solo, anche perché quando mi vengono delle idee sono nei posti più assurdi e da solo! Ma il lavoro di equipe mi stimola e trovo fondamentale sentire il parere di chi lavora con me. 

Quando lavori a una collezione, come si sviluppa il tuo processo creativo?

 

Non ho un processo standard, ossia a volte parto dai tessuti e poi sviluppo la “storia da raccontare“, altre volte dai colori che mi piacerebbe usare per poi definire i materiali e infine la silouette... Insomma mi lascio ispirare!

 

Guardando le tue collezioni, non usi un linguaggio "shock" ma più sussurrato. Perché?

Sono una persona molto tranquilla, esco poco, non amo il chiasso e la gente che si mette in mostra, e automaticamente cerco di trasformare questa qualità in moda o almeno ci provo... 

Cosa non ti piace della moda oggi?

 

Non saprei dire cosa, ma sicuramente si è persa quell’attesa, quella magia che una volta si respirava. Se guardo le collezioni spesso riconosco i capi grazie al nome indicato, non all’energia o alla personalita del capo.

 

La scomparsa di Alexander Mc Queen è stata una perdita nel fashion world, cosa ci ha lasciato secondo te?

 

Con lui (e pochi altri) si riusciva ancora a sognare, a rimanere estasiati  da tanta creatività e sensibilità al tempo stesso... Secondo me è stato uno dei “maestri moderni” che non si è fatto mai influenzare dalle tendenze, ma le ha semplicemente create seguendo il suo istinto, come avveniva una volta.

 

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