Tutto nacque da una E...
"Prendiamoci" di vista
di Valentina Cecere
Ti vedi o sei troppo intento a guardare quello che c’è intorno, ad ascoltare quello che ti dicono o vogliono farti credere senza essere presente a te stesso?
Il nuovo anno non è iniziato sotto i migliori auspici e più si cerca di gettare lo sguardo oltre l’immediato, più sembra di avvertire una sensazione di vuoto, incertezza, precarietà. Tutto ha la sua importanza, ma forse questo ci distoglie da noi stessi, ci fa sentire la variabile di una statistica, ci fa perdere nel magma della “popolazione”, ci espropria della nostra identità personale. Siamo “conteggiati” tutti i giorni, lo sono i nostri salari, le pensioni che probabilmente non vedremo mai, le tasse che paghiamo o, il più delle volte forse non paghiamo, siamo numeri e matricole incanalati nel flusso incessante del tempo.
Ma se per un attimo questo tempo riuscissimo a fermarlo con il più classico dei fermo-immagine, cosa vedremmo di Noi? O meglio, riusciremmo a vedere davvero noi stessi oppure ci accorgeremmo che manca sempre qualche tassello per sentirci completi, come se il puzzle non arrivasse mai a compimento? Forse è una riflessione piuttosto astratta, ma la crisi non è solo sinonimo di recessione economica: può intendersi come una crisi esistenziale, dei valori, delle priorità personali.
La sensazione di vuoto è quella che resta più forte in questo momento, a pensarci bene. Abbiamo tanto materiale per riempirlo questo vuoto, possiamo metterci dentro più o meno qualsiasi cosa, ma torneremmo al discorso della scala di priorità. Ognuno ha la propria, costruirsene una e credere che sia la migliore per se stessi non è difficile, se si continua a navigare nel flusso senza mai fermarsi. Ma è davvero quella la migliore per noi o è quella che abbiamo lasciato scegliere agli altri in base all’idea che hanno di noi? E allora continuiamo a comportarci come se avessimo un percorso già scritto, prestabilito, che non scegliamo mai di deviare per paura che possa deludere, non ci allontaniamo mai dalla strada maestra perché in fondo ci sentiamo ancora e sempre discepoli di qualcuno. Non è sempre facile vedersi per quello che veramente si è, avere un’idea obiettiva e ammettere di dover lavorare su se stessi comporta un dispendio di energie non indifferente, a volte troppo grande rispetto alla scelta più facile e sbrigativa di essere e incarnare l’idea che gli altri hanno di noi. Ma allora qual è il sacrificio maggiore, riappropriarsi della propria individualità rischiando di seminare qualche delusione o lasciare scorrere il tempo, facendoselo scivolare addosso? Forse la difficoltà più grande sta nel fermare a guardarsi, vedere quello che siamo o siamo diventati cercando di coglierne ogni piccola sfumatura, “prendersi di vista” senza distogliere lo sguardo davanti a ciò che non ci piace e tirare dritto come se non ci riguardasse.
L’augurio per questo 2012 è quello di riuscire a tenere gli occhi sempre ben aperti per accorgersi di quello che ci circonda, selezionare gli input che ci provengono dall’esterno credendo solo a ciò che siamo capaci di vedere veramente. E allo stesso tempo trovare il tempo e l’energia per chiuderli gli occhi, per poter ascoltare finalmente quello che c’è dentro di noi e necessita di uscire a gran voce.
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