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Tutto nacque da una E...
di Valentina Cecere
Vacanza o evasione?
Dopo un altro anno di lavoro, le vacanze sembrano quasi un miraggio. Tutto diventa una perenne attesa: si aspetta che le ore che ci separano dall’agognata meta estiva passino il più in fretta possibile, intanto si abbassa la temperatura dell’aria condizionata, si spalancano le finestre per far entrare un po’ d’aria fresca. Quell’aria che respireremo a pieni polmoni, e che ci ricorderà, tra un colpo di tosse e l’altro, che siamo ancora in città. E allora tornano in mente quelle vacanze che da piccoli si facevano insieme a tutta la famiglia: un mese intero, una partenza che somigliava più a un trasloco.
E adesso? Una settimana, nel migliore dei casi due, metà della quale passata in viaggio, nel traffico, a caricare e scaricare valige. Ritmi frenetici che rendono sempre più labile il limite tra la voglia di andare in vacanza e quella di cambiare vita, in maniera drastica, senza voltarsi indietro. “Lascio tutto e apro un bell’agriturismo in Toscana”, “me ne vado dalla città, dai suoi problemi infernali e faccio il giro del mondo in barca a vela”. Nella maggior parte dei casi sono frasi che escono dalla testa senza filtro, ma sulle quali, in fin dei conti, non si riflette abbastanza pensando alle vere conseguenze di una scelta del genere. In qualche caso, però, c’è chi ha il coraggio di farlo davvero: lasciare tutto, lavoro, casa, stato sociale, stato geografico, per inseguire una passione, qualcosa che forse non permetterà di vivere nel lusso, ma che farà in modo di avere solo ciò di cui si ha davvero bisogno.
La riflessione arriva da un’intervista radiofonica ascoltata in uno dei tanti pomeriggi torridi, di quelli che neanche l’aria condizionata basta più a rendere sopportabili: la voce di Simone Perotti, ex manager quarantenne, ha un tono troppo entusiastico, una fermezza che la rende quasi fastidiosa... beato lui che è già in vacanza! Ma la sua vacanza, in realtà, è iniziata già da qualche anno. Lasciare tutto senza voltarsi indietro, dicevamo... eccolo, ecco chi l’ha fatto, ma allora perché quel tono di voce così felice? I maligni potrebbero dire che sono le tante copie vendute del suo libro Adesso basta a renderlo così, a noi piace pensare che forse il fatto di aver lasciato un’affermata carriera da manager per trascorrere il suo tempo lavorando sulle barche, arrangiandosi come guida turistica di tanto in tanto, vivendo con 700 euro al mese in una casa di pietra, con la legna da spaccare per il riscaldamento, gli abbia fatto davvero bene. Perché è quello che desidera, senza rincorrere apparenti bisogni che si rivelano, alla lunga, degli optional.
La favola è servita su un piatto d’argento, anzi, su un libro di carta, se si considera che la sua carriera di scrittore, adesso, va a gonfie vele, per restare in ambito nautico. Ma seguendo il “fenomeno” più da vicino ci si accorge poi che non si tratta di una storia isolata, che molte più persone di quelle che si pensa hanno lasciato ruoli sociali in cui si sentivano imprigionati, mocassini troppo stretti, cravatte che non lasciano respirare, ventiquattrore pesanti, pesantissime. Il downshifting incalza e siamo pronte a scommettere che non si tratti di fannulloni.
Allora questa voglia latente cos’è, bisogno di vacanza, di evasione o di cambiare vita?
Nell’attesa di scoprirlo Suitecasemagazine.com, dopo questo numero di luglio, vi dà appuntamento a settembre, la valigia è pronta, bella piena come al solito e con tutte le evasioni possibili per la mente: articoli, interviste, eventi, trend e hot spots, per continuare a evadere anche quando il viaggio fisico, sempre troppo breve, sarà terminato...
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