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Dal Belgio con furore. A colpi di dubstep, reggae e hip-hop...
di Daniela Liucci
Non tutti gli adolescenti hanno sogni di gloria. Non tutti gli adolescenti aspirano a partecipare a un reality show per ottenere un posto al sole. Prendiamo la quattordicenne Sanne Putseys, da Leuven, Belgio. A casa sua la musica era un concetto astratto e tenere i piedi per terra la regola fondamentale. Il suo tempo libero, fino a quel momento, era impiegato andando a lezioni di danza, ma senza il miraggio né il desiderio di diventare l'étoile di qualche grande teatro internazionale. Eppure, nel giro di pochi anni, la sua vita si è (in)consapevolmente trasformata in una fiaba. L'improvviso e fulminante incontro con il potere solare del reggae giamaicano e le vibranti pulsazioni dell'hip-hop, le hanno mostrato un sentiero intrigante e regalato più di quanto avesse mai chiesto. Con una chitarra su cui riversare le proprie insicurezze Sanne diventa Selah Sue – combinando una preghiera e un vezzeggiativo – e il palcoscenico diventa la sua nuova casa. Capita allora che un'icona nazionale come Milow la inviti a suonare con lui, che nei festival incroci nomi come Moby e Sebastian Tellier e che Prince la chiami ad aprire un suo concerto ad Anversa. Tutti amano la minuta ragazzina, ormai ventiduenne, con la voce abrasiva che sembra nata a Kingston. La ama Cee-Lo Green che la sceglie per un duetto finito su The Lady Killer. La amano gli americani, incantati dalla sua cover di Ain't No Sunshine a un benefit per Haiti. E comincia ad amarla il mondo intero conquistato dalla freschezza e dall'energia di un album, chiamato semplicemente Selah Sue, che analizza e combatte a suon di soul, funk, dubstep, reggae e hip-hop, le insicurezze e le incertezze ed invita ad amare se stessi.
Qual è il segreto della perfetta pop song?
Si dice che una pop song debba essere orecchiabile. Ma non mi piace particolarmente il termine “orecchiabile”. Credo invece che una buona pop song debba essere unica, esprimere l'unicità di un artista. Non so se esiste una vera definizione. Quando scrivi una canzone non sai mai se diventerà una hit. Per quanto riguarda me e la mia musica, è molto difficile mettere un'etichetta e questa cosa mi piace molto...
Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato?
La musica l'ho scoperta tardi perché a casa mia nessuno era appassionato. Da bambina ho sempre avuto un buon orecchio, quando ascoltavo qualcosa riuscivo a ricantarlo anche se la mia voce non era molto bella. A quattordici anni ho scoperto varie cose, soprattutto l'album di Lauryn Hill, Unplugged, e ne sono stata letteralmente sopraffatta. Poi sono venuti Erykah Badu, Damien Marley, il reggae, l'hip-hop, i Fugees. Adesso amo la musica elettronica, e credo che nell'album questo amore si senta.
Il tuo è un album in bianco e nero, non solo nella copertina. È solare ma anche profondamente inquieto...
È che sono stata sempre così, in bianco e nero, emotivamente. L'album riflette molto questo dualismo, gli alti e i bassi della mia vita, i picchi di umore... Ma, anche da un punto di vista estetico, il bianco e nero, che non è solo cool ma ha anche grande profondità, riflette perfettamente me stessa e il senso dell'album. Ho dovuto lottare molto con la mia etichetta che voleva qualcosa di molto diverso, ma ero molto determinata e concentrata anche sull'aspetto “esteriore” che questo album doveva avere. E ho ottenuto quello che volevo.
Qual è la tua parte oscura?
Credo di averci dedicato un album intero. Di aver raccontato il tentativo di accettare se stessi, e imparare ad amare la tua parte debole. Per me la parte difficile da accettare durante l'adolescenza era il fatto di essere timida, di non essere socievole come volevo essere, di non essere troppo bella, intelligente o divertente. Ero molto molto dura con me stessa. Adesso va un po' meglio.
L'aver studiato Psicologia ti ha aiutato a superare le insicurezze?
Beh, ho studiato Psicologia due anni. Ma credo di aver imparato molto più della psicologia della vita che dai libri. Ho imparato dai rapporti umani, da quelli d'amore, dalle esperienze fatte visitando altri paesi, dallo sperimentare diverse sensazioni e sentimenti.
E magari dal suonare live per anni...
Certo. Un album ti prende solo due settimane, il resto, la mia vita, è suonare dal vivo. E per me quella è la parte migliore. Prima di salire sul palco mi prende un po' di paura di sbagliare, di muovermi male, di suonare male. Sono addirittura intimidita dal mio stesso pubblico. Oggi succede meno e quando inizio a suonare sono tremendamente a mio agio.
Il tuo successo è arrivato, come succede sempre più di frequente, anche grazie ai fan su internet...
Per due anni sono stata in tour senza aver pubblicato un album. Ho girato tutto il Belgio e partecipato a innumerevoli festival. Sul palco eravamo solo io e la chitarra e la risposta è stata positiva. In effetti quando è uscito l'album, con la sua forte produzione e l'influsso hip-hop, c'era il rischio di deludere qualcuno, ma in fondo non m'importava. Con i miei fan ho un buon rapporto. Certo, non sono una di quelle persone che risponde per esempio a tutte le mail che riceve, ma se ce n'è qualcuna che mi tocca particolarmente perché parla di esseri umani in lotta con se stessi, che poi è il tema centrale del mio album, allora provo a dare un cenno.
Come ti fa sentire, invece, il paragone con Amy Winehouse?
In un certo senso credo sia quasi automatico o normale che la gente faccia questo tipo di paragone, sia con la Winehouse che con altre artiste. Forse è perché negli ultimi anni c'è stato un vero e proprio trionfo di cantanti con timbri forti, fuori dal comune, come Adele, Duffy, la Winehouse o me stessa. Tutte donne con personalità artistiche ben definite su cui sono stati puntati i riflettori. In questo senso, non interpreto il paragone in senso negativo.
Come è nata la collaborazione con Cee-Lo Green?
Avevo intenzione di collaborare con qualcuno di molto famoso, magari per un featuring, e per me Cee-Lo è una delle voci soul più belle del secolo. L'ho contattato e mi ha risposto. Gli ho fatto ascoltare una delle mie canzoni e lui ha apprezzato la mia voce proponendomi una collaborazione per una delle sue canzoni. Mi ha dato un elenco di titoli e ho scelto Please. Dopo aver inciso la mia parte gli ho chiesto anche il permesso di inserirla nel mio album. A lui è piaciuta tanto che poi è finita anche nel suo.
E l'incontro con Prince?
Meraviglioso. Sai quando ti dicono che non riesci a guardarlo negli occhi? Non ho mai creduto a questa cosa e invece... Ho suonato come supporter per il suo concerto, ho fatto il mio set ed ero nel backstage. A un certo punto è arrivata sua moglie e mi ha detto che Prince voleva parlarmi. Abbiamo chiacchierato per circa tre quarti d'ora. È stato stupendo. Mi ha detto di aver visto il mio spettacolo, di averlo apprezzato molto e di essere addirittura andato a parlare con i tecnici del suono per far alzare il volume. Mi ha dato dei consigli, fatto domande. Io lo vedo come un Buddha.
Ti piace ancora la danza?
Ballare mi piace ancora, anche sul palco, anche se non faccio passi di danza classica! Non sono mai stata una bambina con grandi sogni o desideri grandiosi. Ero e sono molto concreta, forse perché mi hanno educata così. Ma se facevo qualcosa mi assicuravo di farla al meglio, anche con la danza, sono diventata molto brava. Ma essendo anche molto estrema, quando mi sono stancata, l'ho lasciata perdere senza guardarmi più indietro. Poi è arrivata la musica.
Qual è il tuo mantra per la serenità?
Sii felice con te stesso. Altrimenti rischi di non goderti nulla. Per me tutto ruota intorno all'accettazione di se stessi e al trattarsi bene. È una necessità.
Vivi sempre in Belgio?
Vivo in un piccolo paesino non molto distante da Bruxelles, nella regione fiamminga. Lo adoro e credo che in Belgio non ci sia posto più bello. Certo, il clima non è dei migliori, ma c'è molto verde. Vorrei comprare una casa. Sono molto legata alla mia famiglia e non sento l'esigenza di trasferirmi altrove. Poi mia sorella ha appena avuto un bambino e voglio essere a casa tutte le volte che posso.
È per questo attaccamento che hai dedicato una canzone a tua madre?
Mia madre è una donna meravigliosa, con lei ho un rapporto molto forte. Mi ha sostenuto ed è contenta se io sono contenta, qualsiasi cosa faccia. Per lei la felicità dei suoi figli viene prima di tutto.
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