Tutti pazzi per Giuseppe PDF Stampa E-mail

 

 


 Nascita di un fenomeno, crescita di un attore che non recita “come un termosifone sfiatato”

di Valeria Jannetti 

 

Tutti amano Giuseppe Battiston. Nessuno sa resistere al suo fascino. Il “Fenomeno Battiston” non ha limiti di pellicole o palchi: i video su Youtube sono cliccatissimi, come quello dove, durante la trasmissione Victor Victoria ha recitato l'appello “Contro i cani nel cinema” che “recitano come termosifoni sfiatati”, fenomeno che, considerando anche il suo ruolo del Dottor Freiss nel serial tv Tutti pazzi per amore deve aver incontrato spesso durante la sua carriera. E nonostante la bellezza richiesta nei giovani attori di talento sia una costante nel cinema nostrano, Battiston, bello come solo i giganti possono essere, continua a lavorare con autori davvero importanti recitando parti che trasmettono una sensazione di “c'è vita lì dentro” che difficilmente troviamo nella gamma recitativa dei suoi attuali colleghi.


La vecchia scuola

Al contrario, lui è un attore della vecchia scuola, di quelli che sanno recitare parti difficili che necessitano di una grande sensibilità, quella che non si può inventare neanche mettendosi a tavolino; è uno di quelli che regge il palco vuoto di un teatro interpretando un colosso come Orson Wells (sulla graticola) vincendo poi il Premio Ubu 2009, che ci ha fatto innamorare in film come Pane e Tulipani e Agata e la tempesta dell'amico Silvio Soldini, che ci ha fatto ridere con il suo Alberto Nardini in “Non pensarci” di Gianni Zanasi. Adesso è al cinema con Notizie dagli scavi di Emidio Greco, racconto di Lucentini trasposto nella Roma di oggi, dove la sua interpretazione del “Professore” è di quelle che ti rimangono dentro, fatta di silenzi lunghissimi e logorroici monologhi, chiuso com'è in un mondo personale e di dettagli che solo lui riesce a cogliere. Come il Ramiro di La Passione che gli è valso il premio come Miglior Attore non protagonista ai David di Donatello 2011. La qualità, in fondo, non dipende dalla stazza.


Il compito perfetto

Un bravo attore sembra essere in grado di essere anche un buon regista, di questi tempi. Per Giuseppe, il teorema non è valido. I ruoli non sono necessariamente intercambiabili. La tentazione c'è ma è messa presto a tacere. “La regia mi capita di farla qualche volta, ma solo a teatro. L'idea mi tenta ma non credo sia fattibile adesso. In teatro per me è più semplice, perché nel cinema ci sono cose che non so: se io ho delle idee in testa per me è più difficile trasporle al cinema piuttosto che al teatro. Posso raccontare una storia di attori e personaggi ma raccontare per immagini non lo possono fare tutti. Poi mi capita di lavorare con persone come Emidio Greco che mi fanno capire che non è il mio mestiere, e che mi farebbe appartenere a qualcosa di diverso dal cinema d'autore. Viviamo in un paese come l'America, dove chiunque pensa di poter far tutto. Ma non è così. Bisogna dire basta all'equivoco del “basta che ti venga in mente”.


Il fattore B

Nessuno resiste al suo fascino, dicevamo. Ambra Angiolini, con lui nella pellicola di Greco, lo adora e confessa di aver realizzato un desiderio nascosto con quel film: “Lui era il Professore, rispondergli è stato naturale”. E aggiunge, con ironia: “Ci siamo baciati molto! Ci siamo preparati facendo molto lavoro di memoria. Per un “e poi” che mancava rigiravamo, la sceneggiatura era difficile! E memorizzando ci siamo innamorati”. Il regista, invece, ringrazia il tempo trascorso tra la sua prima scrittura del film (negli anni 60) e la realizzazione, che gli ha permesso di affidargli quel ruolo: “Al primo ciak, quando Giuseppe va a rispondere al telefono, al suo “Pronto!” sono stramazzato al suolo pensando: è lui, è magnifico!” ha dichiarato Greco alla conferenza stampa di presentazione del film. Un amore ricambiato, perché Battiston risponde subito che: “questo ruolo per me è stato molto importante. È un altro motivo per cui sono molto grato a Emidio: mi ha la possibilità di interpretare un personaggio così, in una somma di responsabilità che mi ha entusiasmato. La cosa che ho amato di più è stata la qualità dei nostri silenzi. Ho la serenità di aver fatto fino in fondo il mio lavoro. Grazie anche alla qualità di tutti”. Unico neo? Quelle “imposizioni” che per forza di cose ti obbligano a cambiare abitudini a cui difficilmente si rinuncia. Ma per amor dell'Arte si fa questo e altro, come rinunciare - con enorme sacrificio - al fumo e all'amatissima barba: ”Il ruolo del Professore richiedeva di sbarbarsi. La cosa più noiosa è stata farsi la barba ogni giorno. E continuo a considerarla una cosa noiosa!”.

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