Introducing... Bradley Cooper PDF Stampa E-mail

 

 

 

 


 Di sicuro lo avete visto "da qualche parte". Forse in TV, forse sulle riviste di gossip, forse al cinema. Con Limitless, Mr. Cooper mette al bando incertezze e tentennamenti....

di Allison White 

 

É tutta colpa del parrucchiere. Nel corso della sua lunga carriera deve averne cambiati tanti perché in un balletto di lunghezze, rasature e diverse sfumature di biondo, Bradley Cooper sembra destinato a rimanere uno di quegli attori che tutti hanno notato ma nessuno riconosce sul colpo. La sua faccia impertinente e quegli occhi di un azzurro quasi trasparente vi ricordano qualcosa, ma non riuscite ad aprire i cassetti della memoria. Will Tippin, il migliore amico di Sidney Bristow in Alias, l'aspirante giornalista destinato alla protezione testimoni, aveva una zazzera riccia tendente al biondo pannocchia. L'Anthony Bourdain dello sfortunato e brevissimo adattamento TV di Kitchen Confidential, sfoggiava un taglio quasi da marine. Lo Sberla di A-Team, era nascosto da una barbetta incolta e una chioma impomatata. Phil Wenneck di Una notte da leoni si illuminava di onde color grano. Inconsapevolmente camaleontico lo è anche nel suo ultimo film, Limitless, thriller fantascientificio di Neil Burger, grazie a un cambio di acconciature che assecondano i veloci cambiamenti della sua esistenza. Ma stavolta è difficile non ricordarsi di lui. Oltre a una grande presenza scenica e un'ottima prova, ci mette la sua contagiosa simpatia. Poi ci si chiede perché è considerato uno dei più quotati sciupafemmine di Hollywood. Anche se, confessa, sono tutte balle.


Lo slogan del film recita: "Se una pillola ti rendesse ricco e potente?". Lei, nella vita reale, una pasticca del genere la prenderebbe?

Certo! (ride). Domanda interessante. Cosa succederebbe se una pillola aprisse completamente il cervello facendogli sfruttare al massimo le sue potenzialità? Per questo mi sono appassionato alla sceneggiatura, e per questo ho deciso di girare questo film. In fondo suscita un dibattito: in America c'è una pressione enorme verso il successo, l'autoaffermazione che comincia a scuola. Ne ha parlato anche il presidente Obama, nel suo discorso sullo Stato dell'Unione.


Preferisce uno sballo di questo tipo o quello di "Una notte da leoni"?

La risposta è ovvia. Quello di Una notte da leoni. Una bella sbronza. Ovviamente nel film non ricordo cosa sia successo quella notte. Da quello che ho visto, però, deve essere stata una cosa fantastica.


Eddie Morra è uno scrittore che vende l'anima al diavolo per ottenere la fama. Lei per che cosa la venderebbe?

Non credo che faccia realmente un patto con il diavolo. In realtà non se ne rende neanche conto. Quando comincia a prendere la droga, non lo fa perché si è venduto l'anima ma perché è come se venisse spinto, dirottato, e solo dopo si rende conto che rischia di morire. Per quanto riguarda la vita penso che prendere delle scorciatoie porti sempre a un prezzo da pagare. Quindi io non le prendo.


Neil Burger ha dichiarato che vi siete ispirati alla vostra difficile gavetta.

Neil, figlio di ...! La realtà è che io non ho mai vissuto per strada, anche perché sono stato fortunato ad avere una famiglia che mi ha pagato gli studi universitari. Poi grazie alla TV e ad Alias ho potuto proseguire con le mie gambe. Ma in termini emotivi o di carriera, in passato, mi sono sentito uno sfigato, eccome. So cosa significano i rifiuti, fare migliaia di provini all'anno e non essere mai preso. Questo senso di sfiga non sparisce mai del tutto, è parte integrante di questo mestiere mai del tutto sicuro.


Nel finale si vede in corsa per un seggio al senato. Che senatore sarebbe Eddie? E lei?

Dalla cravatta rossa si potrebbe pensare che sia in corsa con i repubblicani... ma non saprei. Forse potrebbe presentarsi da indipendente, considerato il suo essere un innovatore. Con le potenzialità amplificate potrebbe cambiare davvero le cose. Anche se il motto "Yo want some Morra" - orribile - deve averlo partorito quando non era fatto! Io, invece, sono registrato come indipendente.


Vedendo le ultime scene di "Limitless", si ha la sensazione che la storia possa continuare...

No. Non ne stiamo parlando. E poi, quanti altri tagli di capelli poterei avere? Però è vero che il finale è aperto. In realtà la storia è tratta da un libro, Dark Fields di Alan Glynn, scrittore irlandese. Ma il finale del film è già diverso da quello del libro. Che si chiude con Eddie in un motel del Vermont che cerca di completare questo suo diario in attesa di morire. Noi, invece, abbiamo deciso di cambiare il finale, perché volevamo avesse la stessa energia, umorismo e leggerezza del resto della pellicola. Oltre che la stessa ambiguità. Non sappiamo cosa succederà, non sappiamo neanche se alla fine Eddie è ancora sotto l'effetto della droga o meno.


Cosa pensa della tendenza hollywoodiana ai sequel, ai prequel e ai remake?
Non cadrò mai preda di questa moda! (ride). Io che ho fatto Una notte da leoni 1 e 2. Io che ho fatto A-team (ride). Si è capita la battuta, vero? Credo che una buona storia è una buona storia e un brutto film è un brutto film, indipendentemente dall'origine. Il test vero è sempre quello del pubblico: è straordinario che un film come Il discorso del Re abbia guadagnato 400 milioni di dollari in tutto il mondo, e che altri come Il Grinta o Il Cigno nero abbiano superato i 100 milioni. Un film deve dimostrare di essere fatto bene.


In Limitless ha diviso il set con un gigante come De Niro: come è stata l'esperienza?
Abbiamo parlato pochissimo di lavoro. La sua ossessione erano le mozzarelle: voleva trovare le migliori mozzarelle di Philadelphia. Io sono nato e cresciuto lì e avevo il compito di procurargliene di fresche ogni giorno. Ogni mattina entrando nel mo trailer trovavo due, tre mozzarelle su un piatto e mi toccava assaggiarle, per vedere se erano perfette come lui le voleva. È facile immaginare cosa vuol dire mangiare due o tre mozzarelle al giorno...


Chi fa le migliori mozzarelle a Philadelphia?

Caruso. Sono fresche di giornata. Non usa mai l'acqua fredda, ma quella calda.

De Niro è famoso anche per essere un uomo di poche parole...

In realtà abbiamo chiacchierato tantissimo. Quando abbiamo fatto la promozione del film in America mi hanno detto: "parla molto tu, che lui parla poco". E così ho fatto, sia da Jimmy Fallon che in altri salotti televisivi. Poi dopo degli amici mi hanno rimproverato: "Non hai fatto proprio parlare De Niro...". Ma io ho solo eseguito gli ordini...


La popolarità la infastidisce?

È un male necessario. Se questo è il prezzo da pagare per essere qui, per promuovere il film di cui sono particolarmente orgoglioso in città bellissime, va benissimo così.


Dice lo stesso per la sua presenza fissa sulle colonne di gossip?

Molte di queste storie sono divertenti e anche lusinghiere, basta pensare alle donne che avrebbero avuto love-story con me: tutte splendide. Se fosse vera anche una sola sarebbe magnifico.


Lei ha lavorato in Alias
, le piacerebbe tornare al mondo della TV di qualità?
Non faccio differenza fra televisione, teatro e cinema, se la storia, la sostanza è buona. Tra le serie esistenti mi piace Bored To Death, Mad Man – vorrei averci lavorato – ma l'ultima grande passione è stata Lost.

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