Pomeriggio con Alice PDF Stampa E-mail
 

 

 

 

 

 

 

 


Una bambina, la voglia di evasione, un mondo di nonsense. E un viaggio di ricerca

di Claudio Rentas

Alice Liddel è una bambina, ha più o meno dieci anni e lunghi capelli neri. Alice non è solo una bambina, ha tante età e i suoi capelli non sono sempre lunghi e neri. […] Alice è curiosa, entra nella buca anzi non entra nella buca, Alice cade nella buca, una buca profondissima. Alice sprofonda, va nel profondo, cade lentamente, non vede il fondo. Così inizia una delle più intricate e affascinanti favole del nostro tempo, “Alice nel Paese delle meraviglie”. L'autore del racconto è Lewis Carroll, all'anagrafe Charles Lutwidge Dodgson, ma questo è noto. Carroll non nasce scrittore, è un matematico, appassionato di logica, inoltre è un bravissimo fotografo; scatta all'incirca tremila foto di cui buona parte perse per suo volere. Inventa e scrive il suo romanzo più famoso per amore di una bambina di dieci anni di nome Alice Liddel. Le bambine sono la sua ossessione, viene accusato di pedofilia e ancora oggi un forte dubbio permane sulla sua strana figura.

 

Dentro il tunnel

Devo descrivere Alice e il suo mondo: un pomeriggio intero trascorso a capire cosa andava scritto, cerco nella rete qualcosa che m' ispiri, ma non scatta niente, mi sento bloccato, sono bloccato; capisco solo dopo che il compito non è facile. Alice è una bambina che segue un coniglio bianco nella sua tana, un coniglio che ha fretta di arrivare, lo segue e cade in un tunnel lunghissimo, talmente lungo che per passare il tempo comincia a parlare con se stessa e parla della sua gatta, preoccupandosi se le daranno da mangiare e mentre pensa a questo e si sta per addormentare è costretta a svegliarsi, è arrivata alla fine del tunnel. In queste poche righe intuisco i molteplici significati condensati; cerco allora di trovarli e mi adopero per numerarli. Capisco mentre cerco e scrivo che il significato del racconto non è nascosto tra le parole del libro, non corre via come il Bianconiglio e non parla come il Cappellaio Matto: il significato appartiene ai nostri occhi, a quello che riescono a vedere e quello che riescono a vedere è quello che noi “possiamo” vedere.

 

Seguitemi e lasciatevi cadere. “Povero me! Povero me! Arriverò in ritardo!”

Alice atterra sul pavimento di una stanza e trova su di un tavolo di cristallo una pozione, pensa che sia veleno ma non lo è, la beve, infrangendo tutte le regole; bevendo la pozione si trasforma. Piange per la sua trasformazione che non le permette di seguire il coniglio: lui non ha mai tempo, non si ferma mai. Il Bianconiglio si trasforma sotto i miei occhi e da coniglio diventa “tempo”: un tempo che non può mai aspettare e che sei costretto a seguire ma ecco che nel momento che percepisco questo, il coniglio magicamente si trasforma una seconda volta e diventa l'evento inatteso, l'evento che, se compreso, è la chiave per conoscenze superiori; mi accorgo della bellezza di questo libro, di quanto sia profondo: gli occhi di Alice sono talmente grandi che noi stessi ne siamo parte.

 

Seguitemi e andiamo avanti. “Ogni cosa ha la sua morale se si sa trovarla”

Alice prosegue e noi con lei, incontra tanti altri personaggi diversi tra loro e non sempre sono umani, anzi spesso sono animali come L' Aquila, Il Dodo (che poi dovrebbe essere lo stesso Carroll quando era un uomo di chiesa ) e il Bruco (Brucaliffo per gli amanti della Disney); c'è qualcosa che intravedo, che Alice mi indica. I personaggi nel libro sono descritti fisicamente in maniera sommaria, mentre al contrario in modo dettagliato caratterialmente; Alice è andata oltre l' aspetto fisico! Penso di essere andato avanti, di aver capito qualcosa in più, ma subito dopo mi fermo, mi devo ricredere? Non ci sono descrizioni fisiche dettagliate scritte, ma trovo accanto alle pagine i disegni fatti da Sir John Tenniel che illustrano in maniera perfetta non solo l' anima dei personaggi ma anche il loro aspetto; mi sento spaesato e spiazzato, penso che il matematico si è messo a giocare con noi, creando un racconto dove le molteplici forme dell'arte s'intersecano, donando la vita a un oggetto dandogli uno spirito. Infatti bisogna sapere che le illustrazioni le ha volute lo stesso Carroll che le commissionò a Sir John Tenniel. Quindi l'autore aveva una ben precisa idea di quel che doveva essere il suo libro.

 

Seguitemi a prendere un tè : “È sempre l'ora del tè, e negli intervalli non abbiamo il tempo di lavare le tazze”

Sono le cinque e fa caldo, non circola molta aria e non ho voglia di continuare, penso che sia l'ora del tè. In cucina cerco qualcosa da mangiare, magari qualche pesca, mi siedo e accanto ho due sedie vuote, io sono posizionato al centro. All'improvviso mi ricordo di loro. Mi rimetto al computer e verifico. Le cinque: l'ora del tè. Alice alle cinque del quattro maggio incontra due personaggi illustri e strampalati: la Lepre Marzolina e il Cappellaio Matto. Questi due personaggi sono frutto dei detti popolari dell'epoca - altro piano di lettura del racconto – e giocano anche loro con il significato del tempo. Il Cappellaio Matto è accusato dalla Regina di Cuori di aver ammazzato il Tempo, quest'ultimo, risentito, si ferma ogni giorno alle cinque, per lui e i suoi amici che per questo motivo sono diventati matti. L'ora del tè quindi è perenne. Durante quest'ora il Cappellaio Matto partecipa ai festini con la sua amica Lepre Marzolina ed insieme non finiscono mai un discorso e non ne fanno uno di senso compiuto. Il Cappellaio Matto inoltre è appassionato di orologi, ma guarda caso quello che possiede segna i giorni e l'anno ma non le ore, ha un senso del tempo e del ritmo tutto suo e nel racconto lo si percepisce molto bene. Suo è l' indovinello “ Perché un corvo è come una scrivania “nostra sarà la risposta...”

 

Seguitemi e ne usciremo fuori, forse...

“Alice rise: «È inutile che ci provi», disse; «non si può credere a una cosa impossibile». «Oserei dire che non ti sei allenata molto», ribatté la Regina. «Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz'ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione.» La Regina di Cuori è la tiranna e nella visione di Carroll non poteva essere altrimenti; è una donna adulta che ha perso l' innocenza primordiale (cosa che lui cercava anche nelle sue fotografie) probabilmente è il ritratto della regina Vittoria. Leggendo le parole del racconto, ti rendi conto di quanti piani di lettura esistono e di come interagiscono tra loro. Internet non esisteva, eppure il libro sembra avere milioni di link che se visti e capiti, portano il lettore avanti e indietro nel tempo e nei significati. La Regina di Cuori, oggetto di scherzo da parte del Gatto del Cheshire (anche lui pare venisse preso dalla realtà, in particolare da alcuni fatti strani accaduti nel nord est dell' Inghilterra), condanna Alice a morte. Alice scappando ritrova quasi tutti i personaggi del racconto; Alice scappando si risveglia. La fuga le permette di ritornare a casa, svegliandosi da questo sogno. Per la maggior parte del tempo della nostra vita corriamo, “scappiamo” ma succede ogni tanto di fermarsi, quando accade riusciamo a vedere ciò che ci circonda quasi fosse la prima volta e se perdiamo del tempo a guardare bene, lui ci aprirà un mondo nuovo, basta avere gli occhi capaci di vedere un coniglio bianco parlante e la volontà di seguirlo.

 

 

Semplicemente, complicatamente Alice: L'eroina di Carroll nella popular culture

di Daniela Liucci

 

Sono pochi i personaggi di fantasia che emanano lo stesso fascino di Alice Liddell, la piccola protagonista della fiaba-non fiaba per eccellenza, quella Alice nel Paese delle meraviglie che un uomo, affascinato da una sua piccola vicina, scrisse, sotto pseudonimo, per dar sfogo ai suoi inquieti pensieri e ai suoi incubi, con un perenne senso di dualità che costringe a porsi domande e a cercare interpretazioni. Alice, dietro la sua cristallina innocenza, è una figura controversa, che racchiude in sé zone di luce abbagliante, buchi neri, come una sottile, latente paranoia e una costante oscillazione sulla linea di confine tra lucidità e follia. Amata dai registi, vezzeggiata dagli psicanalisti, prediletta dagli artisti, Alice è la musa indiscussa della popular culture occidentale, il simbolo universale del candore e della morbosa curiosità, del bene e male, dello ying e dello yang, di un dualismo tutto da scoprire. E se qualcuno l'ha descritta spesso come un personaggio bidimensionale, un altro genio, dualisticamente oscuro, il regista Tim Burton, si è lanciato nella missione di restituire ad Alice una sua più calzante “tridimensionalità”, liberandola dai cliché e rendendola la star dell'attesissimo adattamento cinematografico che farà il gran debutto a marzo del prossimo anno. “Ho finalmente deciso di fare un film realistico come quelli di Martin Scorsese” ha confessato Burton con un sorriso simile a quello del famoso Gatto del Cheshire, lanciando una vera sfida ai suoi predecessori.

 

La lunga strada...

Al cinema, infatti, Alice è approdata già agli inizi del '900, quando c'erano solo immagini silenziose a raccontare le storie, in una produzione inglese diretta da Cecil M. Hepworth, con protagonista May Clark. Il riconoscimento di personaggio di culto, se mai ce ne fosse stato bisogno, arriva con la realizzazione del cartoon Disney, in cui Alice trattiene tutto l'immaginario onirico della storia di Carroll, i suoi colori e il suo magico surrealismo, ma si priva di ogni connotazione dark o morbosa, diventando una storia per bambini tout-court, senza significati reconditi. Bisognerà aspettare l'era psichedelica, quella dell'Amore universale, libero, della sperimentazione lisergica, delle visioni acide che aprivano, per citare Aldous Huxley, le porte della percezione, per riletture “amplificate” del personaggio. Il musical diretto da Alan Handley comincia a prendere alcune libertà dalla storia, una generazione intera di musicisti, dai Jefferson Airplane, ai Pink Floyd, fino ai Beatles – che generano addirittura una sorta di figlioccia di Alice, la famosa “Lucy nel cielo con i diamanti” – traducono in note le visioni di Carroll secondo l'immaginario dell'epoca. Persino il grande maestro Salvador Dalí realizza una serie di illustrazioni a lei dedicate. Nel decennio successivo il fotografo Richard Avedon pubblicò un libro, Alice in Wonderland: The Forming of a Company, the Making of a Play, che raccoglieva gli scatti ai membri della compagnia teatrale di André Gregory impegnata in una produzione tratta da Alice nel Paese delle meraviglie, e addirittura Alice diventa l'eroina di un porno-musical.

 

Palcoscenico e dintorni

A teatro, dopo l'interpretazione di Meryl Streep nell'adattamento di Joseph Papp, il 1992 è l'anno dell'esperimento: Robert Wilson presenta in teatro la sua Alice, come seconda parte di una trilogia (iniziata con The Black Rider e finita con Time Rocker), un misto tra la vera musa di Carroll e la bambina della finzione narrativa, cui fa da contrappunto una colonna sonora onirica e dark firmata da Tom Waits. Dieci anni dopo Waits, ha raccolto quelle canzoni in un disco offrendo un nuovo piano narrativo, lasciando da parte i colori circensi e prediligendo atmosfere ballad folk, notturne, lievemente jazzate. Il nuovo millennio segna l'esplorazione del cinema indie di uno dei personaggi che più si presta a riletture inconsuete. I registi giocano, aggiungono significati, modernizzano, aggiungono substrati al senso originale. Per Robert Rugan le avventure diventano disavventure (Alice's Misadventures in Wonderland, 2004) e la storia ricalca solo i punti salienti della favola di Carrol, prediligendo una creativa modernizzazione. Prima di lui Robert E. Lee aveva realizzato un film a basso budget trasportando le avventure in strada, in un moderno ghetto. Ma forse il più singolare adattamento è Neco z Alenky di Jan Svankmajer, una versione cruda, a metà tra incubo e favola: lo stesso percorso seguito poi dai videogame e dai fumetti. Con l'incubo hanno giocato anche gli Alice in Chains, band di Seattle che per il manifesto del tour del 2006 ha scelto un'immagine inquietante: Alice impiccata con la coda del Gatto del Cheshire, quasi a sottolineare quella vena oscura e “dilatata”, tanto cara anche alla psicologia e alla medicina, che della curiosa bambina ha fatto una sindrome da falsa percezione della grandezza degli oggetti. Perché Alice è e sarà sempre un personaggio da esplorare, per quel suo sfuggire alla logica, per quella sua elementarità tanto ostentata da lasciare sempre il dubbio che sotto ci sia dell' altro, e il dubbio mette in moto l'immaginazione...