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Miss Gyllenhaal si prepara a invadere i cinema italiani con grazia "selvaggia" nella commedia romantica sull'invenzione del "giocattolo" preferito dalle donne...
a cura di Allison White
La prima cosa che hanno notato le fashion victim presenti in sala è il bellissimo vestito destrutturato di Dries Van Noten, blu con una stampa marina verde acqua e indossato con calze ton sur ton. In pochi, invece, sono riusciti a carpire il segreto di un'aria beata che illuminava il suo viso, leggermente più tondo del solito che nascondeva la gioia di una seconda gravidanza, annunciata mesi più tardi. Tutti indistintamente, tuttavia, si sono lasciati conquistare dalla suo composto savoir fare e dalla sottilissima ironia. Maggie Gyllenhaal – si pronuncia gillenhol, per chi se lo stesse ancora chiedendo – rimane deliziosamente wit ed enigmatica anche quando parla del liet-motiv del suo ultimo film, Hysteria, una romantica storia d'amore della regista Tanya Wexler – nei cinema italiani il prossimo marzo – di cui è protagonista insieme a Hugh Dancy, Rupert Everett, Felicity Jones e a un... vibratore, inventato partendo da un piumino elettrico per la polvere nella pudica e “isterica” Inghilterra vittoriana. Il suo personaggio, Charlotte Dalrymple, tuttavia al massaggio pelvico, manuale o meccanico che sia, preferisce - a dispetto della sua condizione privilegiata – l'impegno a migliorare le condizioni di vita delle classi più umili, e la militanza per i diritti della donna. Anche a costo di finire nei guai. Maggie ha la sua stessa passione, meno irruenta ma sempre presente, eredità di quell'intellighenzia newyorchese che l'ha cullata e cresciuta. Quanto alla questione vibratore, invece, sfoggia una candida ritrosia, considerando come, anche oggi, non si riesca ancora a parlare liberamente di certi argomenti. Perché a prevalere è ancora una sottile, atavica timidezza...
Cosa le è piaciuto di questo film?
Innanzitutto, la sceneggiatura. È straordinaria, solida, scritta benissimo. Non sempre è così. Non conoscevo Tanya. Quando l'ho incontrata, alla fine, ogni dubbio si è definitivamente dissolto.
Qualcosa la spaventava?
Non parlerei di spavento. Hysteria è la storia di un medico che vuole curare l’isteria femminile e, per farlo, stimola nelle sue pazienti degli orgasmi. E io, che interpreto sua figlia, finisco assieme a un suo assistente che, per sbaglio, inventa il vibratore. Non si può ignorare che c’è qualcosa di divertente nell'invenzione del vibratore.
Cosa c’è di suo in Charlotte?
Non saprei dirlo di preciso. Però la adoro. Mi sono avvicinata a lei seguendo l'instinto, sinceramente credo che la cosa abbia funzionato bene perché questo personaggio folle è come una aliena, una donna sensuale e decisa che non rispecchierà la posizione occupata dalle donne dell’epoca, ma conquista proprio per quel suo essere come un pesce fuor d'acqua.
Ha dato suggerimenti a regista e sceneggiatori?
No. Non mi piace parlare molto quando lavoro. Però stavolta ho manifestato la mia opinione quando mi hanno mostrato i costumi scelti per il mio personaggio. Non erano in linea con Charlotte. Allora siamo andati fino a Londra a cercare qualcosa di più adatto, anche se non storicamente preciso. Per esempio le maniche arrotolate, anche se non comuni all'epoca, la rendono più selvaggia, lasciano capire meglio la sua personalità, il suo pensiero, il suo essere radicale. Certo, tutti in quel tempo parlavano di voto alle donne, ma Hysteria non è un film politico. E la mia Charlotte doveva essere radicale, ma nell'essenza.
Un altro ruolo a cui è particolarmente legata?
Masha nella piece teatrale Three Sisters, è in assoluto il mio personaggio preferito. Ma alla fine, mi piacciono tutti i ruoli che ho interpretato. Parte del mio lavoro è capire perché certi personaggi si comportano in un certo modo. Adoro questa fase. Mi piace anche tutto il processo di costruzione, di scoperta. Charlotte è adorabile, anche se all'inzio non sembra, in tutto e per tutto straordinaria, se fossi stata una donna vittoriana avrei voluto essere come lei.
Un film come Hysteria cambierà l’atteggiamento nei confronti del vibratore?
Ho visto il film per la prima volta al Toronto Film Festival in una sala enorme e tutti ridevano compresa la sottoscritta in un modo imbarazzato. Si può parlare di orgasmo femminile più o meno apertamente, ma si può dire pubblicamente che i medici praticavano questi massaggi senza imbarazzo? Siamo più vittoriani di quanto immaginiamo. È divertente pensare che questo film parli di donne che hanno l’orgasmo, in Canada e in America la gente era un pochino sorpresa.
Davvero?
È un tema molto nuovo, forse in Italia ne parlate di più che in Canada (ride).
Crede invece che aumenteranno le vendite?
Non saprei. Però mi ricordo di un'amica antropologa che tempo fa stava per partire per una ricerca in Africa, in un posto in cui erano state effettuate moltissime pratiche di mutilazione genitale femminile. Mi parlava di una donna a cui ha chiesto cosa le avrebbe fatto piacere avere dall'America. E lei ha risposto: “Non ti ricordi? Mi servono dei vibratori”. Mi sono detta: è straordinario, queste donne vogliono comunque poter avere l'orgasmo, cosa più difficile quando hai subito una mutilazione. Alla fine la mia amica è andata in Africa con uno scatolone contenente quarantacinque vibratori.
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