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Un’insana passione per la musica inesplorata e l’incontro con la radio del momento: Asia Argento è on air!

di Daniela Liucci - Foto di Renzo Zechii, Luciano Marinelli e Fabrice Trombert

 

È iniziato tutto da una compilation. Per la precisione da Sadcore, terzo CD incluso nella raccolta che Asia Argento ha pubblicato nel maggio 2008 e che Basilio Santoro, direttore artistico di LifeGate Radio, ha trovato sulla sua scrivania. Il resto è un colpo di fulmine scoccato a suon di toni blue, malinconici, intimi, e culminato in un matrimonio perfetto, celebratosi sulle frequenze di LifeGate, costola radiofonica di un progetto eco-filosofico di Enea Roveda. LifeInAsia, in onda tutti i venerdì alle 22, come spiega la sua conduttrice, solare e molto diversa dalla sua forte e trasgressiva immagine pubblica, è un’escursione sul pianeta Asia, un viaggio tra la sua musica preferita, quella lontana anni luce da logiche commerciali, svincolata dal presente e dalla notorietà, che assembla attorno a un tema e che propone direttamente dal raccoglimento di “sua casa”. A differenza della sua prima esperienza radiofonica su Radio2, che definisce “una piccola esperienza impiegatizia”, questa nuova sfida la rende felice tanto che, confessa con passione, “potrei continuare a fare questo programma per il resto della mia vita…”

Come è nata l’idea di LifeInAsia?

Mi è stato chiesto di immaginare un programma. In effetti, era il mio sogno, forse è per questo che mi diverto a fare la DJ, tra virgolette, perché ho voglia di condividere la musica che colleziono da sempre. Ho raccolto nel tempo delle playlist a tema, ecco perché ogni puntata avrà un argomento diverso. Ho iniziato con “Le Streghe”, poi andrò avanti con gli “Animali”, ecc. Con questi elenchi di canzoni ho l’opportunità di far sentire generi molto diversi tra loro, dal country, al blues, al folk a e anche un po’ di musica italiana, in particolare cantautori degli anni ’50. Alla fine di ogni puntata invito gli ascoltatori a inviarmi i loro mp3 attinenti al tema via mail ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ), così posso ritornare sui temi delle puntate precedenti.

A proposito di playlist, qual è quella che definisce Asia Argento oggi?

In questo momento ascolto molto folk americano, mi piacciono sempre dei brani malinconici, tristissimi. Che devo dire? Mi mettono allegria (ride, ndr). Il re della malinconia per me è Nick Drake, ma anche tanti italiani, come Gino Paoli e Umberto Bindi, e molti musicisti dimenticati. Una cosa che trovo geniale della radio è poter ripescare musicisti che magari hanno fatto solo un disco negli anni ’60, che sono stati dimenticati o mai considerati, e condividerli. Vuol dire che la musica – come i film – ha una vita lunghissima, più lunga della vita stessa.

Qualche nome?

Bill Fay, Nick Garrie, Mark Fry, un ragazzo che negli anni ’70 ha fatto un disco, Dreaming With Alice, completamente dimenticato. Oppure Bruce Haack che sperimentava l’elettronica nel rock.

Ti ricordi a quando risale il tuo innamoramento per la radio?

In America c’era un mio amico che aveva in macchina una specie di stereo che prendeva tutte le radio satellitari, e c’erano delle radio pazzesche, senza pubblicità, con musica che non si sente spesso come garage, musica classica, jazz, blues. E, non per far per forza pubblicità, devo dire che LifeGate mi ha stupito. Non ci sono molte radio così. In tutte, e me ne accorgo quando ascolto la radio con mia figlia, ci sono sempre gli stessi brani.

Che musica ascolta tua figlia?

Quando era piccola, controllavo di più i suoi gusti musicali perché ascoltava quello che ascoltavo io e condividevamo della musica “sana”. Oggi invece ascolta musica commerciale, le piace Britney Spears, le piace Christina Aguilera, e io non posso dire niente. Lei è contentissima così, però a volte riesco a mettere altro, e cerco di indottrinarla…

Che effetto fa registrare un programma radio in casa?

È un lusso incredibile. Prima di tutto mi piace perché il suono è organico, non è quello sterile da studio di registrazione. E poi perché è un modo di fare radio fuori dai luoghi comuni. Spesso ci sono delle incursioni come mia madre che ogni tanto arriva e legge poesie con la sua voce meravigliosa, o mio marito. Devo dire che con lui condivido completamente tutto, pensiamo insieme ogni puntata e facciamo insieme la ricerca dei brani.

In che stanza registri il programma?

Di solito nel salone, che è una stanza piena di luce. Cerco di registrare quando c’è un po’ di quiete, quando mio figlio dorme e mia figlia è a scuola, perché riesco a concentrarmi meglio, quindi o la mattina presto a mente fresca, o la notte. Ho bisogno di quiete. Non riesco a sdoppiarmi, a fare la mamma e la DJ contemporaneamente. Però una volta ho registrato mentre allattavo mio figlio per cui si sente questo succhiare, questo rumore di Gremlins…

Dove compri i dischi?

Ho tanti vinili, qualche volta scarico, pagando, su iTunes e, spesso, dei miei amici in giro per il mondo mi mandano per email brani introvabili. Comunque sono feticista, ho bisogno dell’oggetto, del vinile, di un cd. Li voglio tenere, toccare, aprire il libretto. E poi comunque è un oggetto che rimane, è prezioso. E quindi colleziono dischi.

Ti ricordi qualche negozio in particolare?

Quando vivevo a Los Angeles tutte le domeniche andavo da Amoeba Records, un luogo gigantesco in cui quasi ti perdi, e dove c’è di tutto. Lì ho trovato dei dischi incredibili. E poi ricordo che fino agli anni ’90, addirittura compravo dischi per corrispondenza, tramite catalogo, da un negozio tedesco che si chiamava Crippled Records.

Da avida “consumatrice” di musica, come vedi l’attuale mercato musicale più orientato verso il “singolo”?

Se si facessero dei dischi buoni, in cui ogni brano è importante, forse la gente scaricherebbere tutto l’album e non solo due pezzi. Quando compravo un vinile, io ascoltavo ogni brano, finché il disco non cominciava a saltare. Al massimo ce ne poteva essere uno che non mi piaceva. Fino agli anni ’80 c’erano dei dischi più validi di oggi. Purtroppo oggi c’è poco di interessante. 

Mentre giravi un film hai mai avuto il desiderio di dare consigli sulla colonna sonora?

Mi è capitato spesso e qualche volta sono stata anche ascoltata. Per esempio a fine anni ’90, in tempi non sospetti, feci usare brani di Cat Power a due registi diversi.

La musica l’hai raccontata anche visivamente con dei video molto belli. Che ruolo ha avuto, invece, nei tuoi film da regista?

La musica è il miglior film che ho visto. Quando sento un brano mi vengono in mente delle inquadrature che non riuscirò mai a fare. Sono inquadrature dell’anima, impossibili da realizzare da un punto di vista tecnico. Come regista per i miei film ho scelto sempre una musica che riprendesse il tinnitus, il rumore del sistema nervoso. Molti musicisti, hanno nell’orecchio questo fischio. Io ho questa fantasia, che ognuno di noi ha un tinnitus diverso. In Ingannevole è il cuore più di ogni altra cosa, con i Sonic Youth cercavo di ricreare il suono del sistema nervoso di un bambino, e quindi era una musica più di rumori, fruscii, toni bassi o striduli, feedback di chitarra. Però, proprio perché per me la musica è importantissima, come regista tendo a usarla sempre meno. È bene andarci piano, non esagerare, per non rendere la musica più importante dell’immagine. Deve esserci un buon dosaggio. Per i video è un altro discorso. Però mi è piaciuto, per esempio con Marylin Manson, fare un video scritto da lui, essere al servizio delle sue idee. Ero io nel suo mondo. Se l’avessi scritto io avrei fatto un video diverso. In realtà lui l’ha anche rimontato perché l’avevo fatto apparire troppo patetico e brutto. Invece lui voleva apparire più bello.

C’è già una storia con cui torneresti alla regia?

In realtà è da circa quindici anni che ho in mente una storia molto difficile. Con dietro una ricerca enorme. È un film che è maturato con me. Sono contenta di non averlo ancora fatto, perché forse sarà un film completamente diverso da quelli che ho fatto finora. Ogni tanto lo metto da parte e poi ci ritorno. Prima o poi lo farò. Ma al momento anche solo pensare a un film da attrice mi sembra impossibile perché sto con i miei bambini e va bene così.