Il continuo movimento di Brian PDF Stampa E-mail

  Il guru Eno in Mostra a Roma con "Presentism Time and Space in the Long Now"

di Alessandra Izzo


In occasione di Futuroma, evento che celebra il centenario della pubblicazione del manifesto Futurista (1909-2009), uno dei geni della musica contemporanea, Brian Eno offre alla città di Roma una sintesi audiovisiva delle sue opere, con un’imperdibile mostra intitolata Presentism: Time and Space in the Long Now, che sarà ospitata fino al 15 Marzo presso la Fondazione Memmo in Palazzo Ruspoli.

Noto al grande pubblico per essere uno dei più grandi musicisti, compositori e produttori discografici del mondo (U2, David Bowie, Ultravox, Devo, e l'ultima produzione di Viva La Vida dei Coldplay), Eno è sopra ogni cosa il padre della musica ambient. A parte il suo storico sodalizio con i Roxy Music, nato alla fine degli anni ’60, ricordiamo i suoi forti legami con altri due grandi della musica, Robert Fripp e David Byrne dei Talking Heads. Con quest’ultimo nasce nel 1981 uno dei capolavori riconosciuti dal rock, My life in the bush of ghosts. Ha collaborato con artisti del Ghana, sovietici, italiani (Teresa De Sio, di cui disse “non ho mai sentito una cantante suonare così tante note”), interessandosi alla musica etnica di molti Paesi.

Colori in movimento

Della sua esperienza con le arti visive il musicista/pittore si dice “da sempre affascinato dalla linea spesso diretta tra la pittura e la musica. Dai colori in movimento. Ho studiato pittura da giovane in una scuola e come molti artisti della scena britannica sono finito a fare il Rock. Ero interessato alla musica come alla pittura. Volevo l’infinito, un dipinto... ecco questo è ciò che volevo, quando ho iniziato a fare musica. Una musica lenta, ferma, e dipinti lenti, ma in movimento. Tutto è partito da qui”.

Presentism

Quanto alla filosofia artistica da cui nasce il progetto Presentism, Eno spiega: “12 anni fa ho iniziato con alcuni amici questo movimento: The Long Now Foundation. Ciò che facciamo ora è ciò che faremo e saremo domani. Pensare all’idea dell’oggi appartiene al futuro. Non c’è separazione tra il presente e il futuro. È tutto un processo in continuo movimento. La storia non è mai nello stesso momento. Mi piace che la gente, il mio pubblico, stia a suo agio attraverso la mia arte. Amo che le mie creature visive e musicali possano piacere a due punk come a quattro anziane signore. Tra l’altro questa è proprio una divertente esperienza che ho fatto di recente in Norvegia camminando per strada".

L’idea di una vita

“L’idea di Presentism è capitata in un momento molto particolare della mia vita, perché sono sempre più interessato al rapporto con il tempo”, continua Eno. “Ho capito che noi tutti possiamo cambiare lo spazio e il tempo. Oggi è tutto troppo veloce. Basta guardare la tv per capire: è troppo veloce, nevrotica. La gente invece comincia ad aver voglia e bisogno di fermarsi e perdere il controllo delle situazioni, siamo disperati, non ce la facciamo più a correre dietro al tempo. Abbiamo bisogno di perdere il controllo, anche in quanto resa che è uno dei miei altri argomenti preferiti, anche perché rappresenta un po’ la resa dei sensi. Questa è una delle ragioni per cui ho voluto fare questa mostra. La mia connessione con il Futurismo è molto diretta anche dal punto di vista musicale e viene dal lontano passato. Come amante delle arti visive, il Futurismo, il Costruttivismo e il Suprematismo mi hanno attratto e influenzato, perché avevano una dimensione sociale molto chiara. Erano molto determinati e diretti a cambiare la società. Ed è, infatti, ciò che vorrei fare io. Ho dentro di me un progetto un po’ ambizioso, ovvero mi piacerebbe cambiare la società odierna, nel senso che vorrei sapere come la gente, gli umani, vivono le proprie emozioni, il proprio controllo, in base a cosa prendono le loro decisioni. Comunque questa è una lunga storia di cui parleremo in un’altra occasione.

Futurismo, Dadaismo e Talking Heads

È inevitabile che un musicista e compositore quando esplora nuove forme artistiche porti con sé il suo immenso bagaglio di esperienza. Soprattutto se questa esperienza comprende collaborazioni con visionari come i Talking Heads e il loro leader, David Byrne. Come dicevo sono sempre stato attratto e interessato a queste idee, progetti. Per cui, sì certo, c’è assolutamente un filo conduttore tra le cose. E quello che mi è sempre interessato è mettere queste cose insieme, in una enorme terra, dove accadono tutti questi eventi interessanti. Dove la parola arte sia viva, altissima e piena di gioia”.